Berlusconi e Dell’Utri, le dichiarazioni shock di Alberto Bianchi: “Mi hanno pagato 27 milioni per stare zitto”

Berlusconi e Dell’Utri, le dichiarazioni shock del loro amico Alberto Bianchi al mensile  FqMillenniuM: “Mi hanno pagato 27 milioni per stare zitto”. Dopo che il pm antimafia Nino Di Matteo durante la requisitoria del processo in corte d’assise ha dichiarato che erano diversi i canali di comunicazione tra Totò Riina, Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi, ora spuntano nuove rivelazioni scomode sui rapporti tra il leader di Forza Italia e il mafioso Vittorio Mangano.

Durante l’intercettazione captata dalla Guardia di finanza il 24 febbraio 2015, Alberto Maria Salvatore Bianchi dichiarava: “Sai fino a quando mi pagheranno? Fin quando c’è vivo Dell’Utri. Quando muore Dell’Utri non mi pagano più. Perché la loro paura è che io vada a cantare le canzoni di Dell’Utri e di lui con la mafia”.

L’amico di gioventù del leader del centrodestra e del fondatore di Forza Italia ha svelato un aneddoto inedito su Vittorio Mangano (lo “stalliere” mafioso impiegato nella residenza di Berlusconi ad Arcore negli anni Settanta) ai giornalisti de Il Fatto Quotidiano.

Secondo Bianchi, ad Arcore si accorsero che Mangano era un delinquente in occasione di una festa in villa che durò fino a notte fonda, suscitando la protesta di un vicino di casa. “Mangano andò da Berlusconi e disse: ‘Dottore, se vuole lo brucio a lui e a tutta la sua famiglia, compresa la villa accanto. Così impara a gridare’. Berlusconi si spaventò: ‘Questo qui è matto, disse. E invece non era solo matto era proprio un professionista sparafucile‘”.

In seguito, racconta sempre Bianchi, Mangano avrebbe anche minacciato direttamente Berlusconi. “Lo chiama al telefono – ricorda l’amico d’infanzia dell’ex premier – e gli dice: se non mi dai tre miliardi ti rapisco tuo figlio Dudi (Pier Silvio Berlusconi, ndr)“.

Redazione-iGossip