Cecenia, gay torturati e perseguitati: il reportage shock dell’Espresso

Cecenia, gay torturati e perseguitati dalle autorità nazionali solo perché sono omosessuali. Dopo le coraggiose inchieste di Novaya Gazeta sui 6 campi di concentramento per gay in Cecenia, anche l’Espresso ha pubblicato un reportage shock sulle agghiaccianti torture e persecuzioni che le persone lgbt subiscono in Cecenia, dove vige ancora lo ubiystvo chesti, il delitto d’onore. Alcuni ex prigionieri dei lager ceceni hanno rivelato di aver subìto torture e umiliazioni di ogni tipo mediante due tecniche: zvonok Putinu, nel gergo dei servizi di sicurezza russi, che vuol dire telefonata a Putin (dinamo che fa passare scariche elettriche nel corpo del prigioniero, di solito attraverso il lobo dell’orecchio) e la sedia elettrica.

Uomo gay torturato e seviziato nei campi di concentramento in Cecenia – Foto: Novaya Gazeta

Molti gay sono riusciti a scappare dalla Cecenia, solo dopo aver pagato un riscatto. Alcuni hanno trovato rifugio a Mosca, in alcune safe house dell’organizzazione umanitaria Lgbt Network (Lgbtn). “Abbiamo paura a rimanere qui – ha raccontato un ex prigioniero a L’Espresso – perché loro possono venire in qualsiasi momento, e portarci via per ammazzarci da qualche parte. Nessuno troverebbe mai i cadaveri”. Molti vogliono fuggire in Europa o negli Usa.

“Sai com’è – ha raccontato un ragazzo gay ceceno – quando non sei il tipo che prende rischi e non sei abituato a queste cose, ma eccoti in macchina con una persona che hai trovato su Vkontakte (il Facebook russo, ndr) e lui ti sta portando alla sua Dacia? Sai, quando hai un po’ di timore ma anche tante aspettative? Bene, nella foresta tra i due villaggi lui svolta per una strada sterrata in mezzo agli alberi. ‘Ma dove vai?’, gli dico. Lui guarda avanti e non risponde. Come se non ci fossi. Allora mi spavento. La macchina si ferma in una radura e ci sono tre militari in divisa nera. Mi tirano giù dal sedile – ha proseguito -, e arriva il primo calcio. Mi pestano per dieci minuti, forse 15. Mi urlano che sono un pederasta schifoso, e che gente come me in Cecenia non deve esistere. Uno riprende tutto col telefonino. Poi resto raggomitolato nel fango e spero solo che non arrivino altre botte. Loro guardano le foto e i contatti nel mio cellulare. Mi gridano in faccia che devo dargli 200mila rubli sennò mettono tutta la mia storia e le mie foto su internet. Io ho qualcosa di rotto nella bocca, non posso parlare”.

Per poi continuare: “Sì, certo che ho pagato. Ho venduto lo smartphone, il computer e altre cose che avevo, e per un po’ non ho speso niente dello stipendio. Ho messo insieme i soldi e ho pagato. No, non ho parlato con nessuno di cos’era successo. A casa ho detto che avevo fatto a botte. Appena sono uscito dall’ospedale, ho cancellato numero di telefono e account sui social. Fine di ogni contatto. All’ospedale poi ho dovuto tornarci per operarmi per le fratture alle ossa del viso. Mi hanno messo una protesi, ma non si vede. Il problema non è fisico. È che quel giorno mi hanno fatto a pezzi dentro”. Un mese dopo questa brutale e vile aggressione, i militari ceceni si sono presentati a casa del ragazzo: “Io ero fuggito alcuni giorni prima dalla Cecenia. I poliziotti hanno detto a mia madre che sono gay. Non lo sapeva. Da noi è tabù. Le hanno chiesto i nomi dei miei amici, l’hanno minacciata. L’ho convinta ad andarsene per un po’ altrove. Quando la sento sto attento a quel che dico. Meno sa e meno è in pericolo. Eppoi cerco di dirle che va tutto bene, che non corro rischi. Così è un po’ più tranquilla. No, non parliamo della mia omosessualità“. Ha poi aggiunto: “Tornare un giorno in Cecenia? Non posso pensarci. È che non so davvero che fare. Quanto alla Cecenia, dovete capire i problemi di una doppia vita. Ti piacciono gli uomini, ma devi stare con una ragazza e i tuoi genitori poi ti chiedono di sposarla. E tutta la vita devi vivere per forza con una donna, con una persona che non ti piace – facendo finta. In Cecenia è così. È molto difficile avere una doppia vita”.

Secondo le testimonianze raccolte da Lgbtn, gli omosessuali subiscono violenze ed estorsioni non solo in Cecenia ma anche nelle repubbliche federate confinanti di Inguscezia e Daghestan.

Vladimir Putin continua a negare le violenze sui gay, l’Onu tace e la comunità internazionale continua a non vedere questo orrore senza fine in Cecenia!

Redazione-iGossip