Cecenia shock: gay perseguitati, torturati e uccisi nei campi di concentramento

Cecenia shock! I gay vengono perseguitati, torturati e uccisi nei campi di concentramento ad Argun, una cittadina a circa 15 chilometri ad est della capitale Groznyj, solo per via del loro orientamento sessuale non tradizionale o al sospetto di questo. Una notizia terribile e agghiacciante che è stata diffusa dal quotidiano indipendente russo Novaya Gazeta, che ha riportato le testimonianze di due sopravvissuti. Nella piccola Repubblica della Federazione Russa, le autorità cecene avrebbero arrestato più di 100 uomini gay e ne avrebbero uccisi alcuni.

Uomo gay torturato e seviziato nei campi di concentramento in Cecenia – Foto: Novaya Gazeta

In Cecenia è in corso lo sterminio degli omosessuali tra l’indifferenza della comunità internazionale e dell’Onu. Alcune ex caserme militari cecene sono state ripristinate e adibite alla detenzione di persone lgbt.

Due sopravvissuti alle torture nei lager ceceni hanno raccontato la loro drammatica e terrificante storia al Novaya Gazeta.

“Ci hanno fatto l’elettroshock – ha raccontato uno dei due sopravvissuti – Era molto doloroso. Ho resistito finché non ho perso i sensi e sono caduto a terra. Ci picchiavano con dei tubi. Sempre sotto la vita. Ci dicevano che siamo cani che non meritano di vivere”.

“Mi hanno portato in un posto che sembra abbandonato – ha raccontato uno dei sopravvissuti a Novaya Gazeta -, ma invece è una prigione segreta su cui non ci sono informazioni ufficiali. Nella stanza accanto a noi c’erano prigionieri sospettati di aver combattuto in Siria e i loro parenti, probabilmente sono lì da anni. Più volte al giorno ci portavano fuori per picchiarci. Lo chiamavano interrogatorio – ha proseguito il testimone – L’obiettivo era raccogliere più contatti di uomini gay. Alcuni venivano picchiati con maggiore durezza. C’era un ragazzo che veniva torturato in modo più intenso. Era lì da più tempo di noi ed era a pezzi. Aveva ferite aperte sul corpo. Lo hanno consegnato ai suoi parenti e in seguito abbiamo scoperto che è morto“.

Un altro testimone ha rivelato: “I detenuti venivano interrogati, costretti a sedersi su delle bottiglie, picchiati. Alcuni venivano percossi fino a un attimo prima che morissero e poi riconsegnati ai famigliari. Personalmente sono venuto a conoscenza di tre morti. C’erano solo tre modi per uscire da lì: pagare una somma enorme di denaro, dare i contatti di altri, o essere dati in mano a dei parenti perché fossero loro a finire il lavoro”.

Le dichiarazioni il capo della repubblica cecena Ramzan Kadyrov sono davvero gravissime, vergognose e aberranti: “Se ci fosse gente simile in Cecenia, le forze dell’ordine non avrebbero bisogno di avere a che fare con loro, perché i loro parenti li manderebbero in un luogo da cui non c’è più ritorno”. Kheda Saratova, membro del Consiglio per i diritti umani ceceno, ha detto durante un’intervista radiofonica: “Nella nostra società cecena, chiunque rispetti le nostre tradizioni e cultura darà la caccia a questo tipo di persone senza bisogno di aiuto da parte delle autorità, e farà di tutto perché questo tipo di persone non esista nella nostra società”.

L’opinione pubblica internazionale è sotto shock, ma finora la comunità internazionale e l’Onu non hanno mosso neanche un dito! Davvero ributtante e abominevole!