Coronavirus, la cura del prof. Rossi sbanca negli Usa: “Il vaccino è però ancora lontano”

L’approccio curativo previsto dal protocollo del medico veterinario italiano Giacomo Rossi ha subito suscitato grande interesse e attenzione mediatica negli Usa. Partendo dal Fecov, la corrispondente patologia felina originata dal nuovo Coronavirus, il prof. Rossi e il suo team dell’Università di Camerino sono riusciti ad arrivare a conclusioni piuttosto incoraggianti.

Il professore Rossi ha rilasciato una interessante e lunga intervista a Coronablues.org in cui ha parlato dei suoi studi, iniziati due anni fa. I tre farmaci che compongono il protocollo del medico Rossi sono la L-Asparaginasi, la Clorochina e l’eparina a basso peso molecolare.

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A tal proposito il medico veterinario italiano ha rivelato quali saranno i prossimi step: “Come ogni protocollo terapeutico, anche questo che proponiamo deve essere validato scientificamente. Ovviamente il fatto che si usino tre farmaci di vecchia conoscenza (Clorochina , Eparina ed L-Asparaginasi) facilita i passaggi di approvazione in modo Off Label del protocollo medesimo… ad ogni modo occorrerà il reclutamento di un congruo numero di pazienti Covid-19 che verranno trattati e che poi saranno valutati in base a parametri clinici ed ematologici /strumentali per quanto attiene ai tempi di recupero e al ritorno ad una condizione di normalità”. Vari nosocomi italiani hanno richiesto una liberatoria per poter utilizzare il protocollo in modalità off label anche in Italia.

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Poi si è espresso sull’importanza ed efficacia a livello preventivo del vaccino: “Un vaccino, premesso che questo è effettivamente un virus che muta molto facilmente, ci potrebbe aiutare ad acquisire quella immunità di popolazione (o di “gregge” come tanto si è detto in questo giorni) che potrebbe aiutare a contenere infezioni e scoppio di nuovi focolai nel futuro. Ma anche io nutro dei dubbi su una rapida realizzazione del vaccino! Questo virus ci mostra costantemente una sua scarsa immunogenicità – ha aggiunto – e soprattutto l’induzione di una risposta immunitaria molto flebile….non pare che, al momento,. ci siano prove che l’infezione induca una solida e duratura memoria immunologica…”.

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Il professore Rossi ha poi lanciato un chiaro monito in vista della Fase 2 in Italia: “Dovrà avvenire nel rispetto delle più rigide norme di auto-preservazione e di distanziamento sociale”.

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Redazione-iGossip