Facebook ha fatto pressione sui politici europei per bloccare il Regolamento sulla protezione dei dati personali

Facebook ha fatto pressione sui politici europei per bloccare il Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali, il GDPR 2016/679. La nuova denuncia shock sul colosso dei social network è stata rivelata dall’Observer, settimanale del The Guardian, dopo aver preso visione assieme a Computer Weekly di alcuni documenti riservati saltati fuori in una causa in corso in California, in cui Facebook è stata chiamata alla sbarra dagli sviluppatori di Six4Three, un’app che permetteva di cercare sul social network le foto di chi indossava un costume da bagno.

Facebook – Foto: Pixabay.com

Il documento porta la data del 27 gennaio 2013: è scritto da Marne Levine, una dirigente di Facebook, ed è inviato via mail al gruppo interno alla compagnia denominato Public Policy e all’allora capo delle relazioni esterne Elliot Schrage. Si tratta del report sull’attività svolta dalla delegazione di Facebook durante il World Economic Forum, tenutosi a Davos tra il 23 al 27 gennaio, proprio nei giorni in cui a Bruxelles era entrato nel vivo il dibattito sulla stesura del nuovo Regolamento europeo sulla protezione dei dati, considerato da Facebook un pericolo per la propria espansione commerciale.

Sono ben nove i politici citati da Marne Levine, nelle 14 pagine della sua relazione riservata. La prima è Viviane Reding, allora commissaria europea per la Giustizia. “È l’architetto del Regolamento sulla privacy, che sarà approvato nel 2014. Abbiamo fatto progressi con lei, ma non abbiamo una buona relazione – scrive Levine – non è una fan delle compagnie americane. Ha notato che siamo troppo aggressivi nel profilare gli utenti…”. Con Enda Kenny, allora primo ministro irlandese, i rapporti si dimostrano solidi, grazie soprattutto a “investimenti importanti fatti in Irlanda”, come spiega Levine. Che aggiunge: “Enda Kenny sarà il presidente dell’Unione Europea per i prossimi sei mesi. Questo significa che avrà la possibilità di influenzare la riforma della direttiva europea sui dati. Ci ha detto che può esercitare una significativa influenza, anche se tecnicamente l’Irlanda dovrebbe rimanere neutrale”.

La delegazione di Facebook ha incontrato lo spagnolo Joaquin Almunia, commissario alla Concorrenza, Michel Barnier, Commissario al mercato interno, e Neelie Kroes, Commissaria per l’Agenda digitale, Fleur Pellerin, allora ministra francese all’Innovazione, e Christian Paradis, ministro canadese dell’Industria. Ma è con George Osborne, ex cancelliere dello scacchiere britannico, che le richieste si fanno esplicite. “Vuole che Facebook faccia sostanziali investimenti finanziari nella Tech City, l’hub delle compagnie digitali vicino a Londra, che è finanziato anche dal governo inglese, e vuole più programmi di training nelle scuole inglesi”. Gli emissari di Zuckerberg capiscono di avere margine per ottenere ciò che a loro più interessa, e cioè una mano più morbida sulla privacy. E in tal senso si muovono. “Noi gli abbiamo chiesto di essere più attivo nel dibattito sul Regolamento della privacy e di aiutarci a modellare le proposte – scrive ancora Marne Levine – ci ha chiesto un briefing dettagliato sul Regolamento, cercherà di capire come poter essere più coinvolto”.