Ilva, il processo Ambiente svenduto è stato rinviato: scoppia la polemica

Ilva, il processo Ambiente svenduto è stato rinviato al 17 gennaio dalla Corte d’Assise di Taranto presieduta dal giudice Michele Petrangelo per consentire al nuovo avvocato della ex società Riva Fire di studiare le imputazioni e concordare il patteggiamento con la procura tarantina. Il capo della Procura di Taranto, Carlo Maria Capristo, ha affermato in aula la necessità di percorre la via dei patteggiamenti per assicurare al siderurgico le risorse necessarie alla bonifica ambientale. Una decisione che ha scatenato l’ira e una raffica di polemiche poiché complica la strada dei risarcimenti nei confronti delle oltre mille parti civili costituite a processo, con un conto dei danni da oltre 30 miliardi.

Taranto - Foto: Twitter
Taranto – Foto: Twitter

In aula è esplosa la protesta delle parti civili per il presunto disastro ambientale causato dall’Ilva con i militanti dei Cobas che hanno urlato ai giudici e agli avvocati: “Vogliamo giustizia per i nostri bambini”. “Non abbiamo mai sperato più di tanto che le società dei Riva fossero capienti – ha commentato Alessandro Marescotti di Peacelink – certo i risarcimenti sono importanti, specie per chi ha subìto dei danni, ma quello che conta soprattutto è che il teorema accusatorio sia confermato da questo processo”. Proteste anche fuori dall’aula.

Nell’ambito del processo Ambiente svenduto sono ben 47 gli imputati, tra cui 3 società: Ilva, Riva Fire e Riva Forni ElettriciIl processo Ilva rischia il trasferimento da Taranto…

Significativa e al tempo stesso drammatica la testimonianza del 63enne tarantino del rione Tamburi Antonio Cavallo raccolta dal Corriere della Sera. “Gli abitanti sono dimezzati dai 40mila che erano – ha detto Antonio al Corriere della Sera – Scappati o morti. Tutti se ne sono fregati di noi, e prima di tutti i consiglieri comunali che eleggevamo. Ma io mi ricordo. A Tamburi abbiamo tre chiese, e ormai paiono panetterie per quanto sono piene, infornano malati di tumore e sfornano morti”. Il pensionato tarantino si è tolto qualche sassolino dalla scarpa: “L’ex ministro Clini disse che il quartiere è nato dopo la fabbrica. Macché! Qui, prima dell’acciaieria, venivano a curarsi tbc e pertosse, Mussolini mandò il fratello Arnaldo a inaugurare l’istituto Testa: i malati aprivano la finestra e dalla collina respiravano il mare. C’erano gli alberi, qui, e le vie avevano i nomi dei fiori, prima”. Ora invece è cambiato tutto… in peggio! “Ci hanno tolto pure la Tac dal quartiere – si è lamentato Antonio Cavallo -, ora per farla o paghi o aspetti un secolo. Ma neanche ci serviva: la gente si fa la doccia, sente una pallina sulla pelle e sa già che è un linfonodo. La doccia è la nostra Tac”. Una gravissima emergenza sanitaria e ambientale che pesa sulle coscienze di tantissime persone: politici, imprenditori, sindacalisti, ecc.

Redazione-iGossip