Ingegnere italiano depresso va a morire in Svizzera: aperta inchiesta per istigazione al suicidio

Ingegnere italiano di 62 anni, che soffriva di depressione, ha scelto di morire in una clinica svizzera dove si pratica il suicidio assistito. La Procura della Repubblica di Como ha aperto un’inchiesta per istigazione al suicidio e avvierà una rogatoria presso l’Autorità elvetica per accertare quali siano i requisiti necessari per poter accedere al suicidio assistito.

Clinica – Foto: Pixabay.com

L’articolo 115 del Codice penale elvetico prevede che “chiunque per motivi egoistici istiga qualcuno al suicidio o gli presta aiuto è punito, se il suicidio è stato consumato o tentato, con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria”. Tutto ciò non accade se “la persona che desidera morire prende ed esprime liberamente la decisione di suicidarsi e questa decisione sia ben ponderata e costante”, ma non sarebbero chiare le patologie che consentono il suicidio assistito.

Sul caso indaga la pm Valentina Mondovì. Sarà necessario capire se l’amico che ha accompagnato l’ingegnere a Chiasso, dove l’uomo ha preso un treno per Zurigo, avesse la consapevolezza dell’intenzione del professionista di andare in clinica a togliersi la vita.