Isolamento sociale e solitudine fanno più vittime dell’obesità

Isolamento sociale e solitudine fanno più vittime dell’obesità. Lo rivela uno studio condotto dalla Brigham Young University (BYU) di Provo, nello Utah. Il rischio di morte prematura aumenterebbe del 50% negli individui che si sentono soli o vengono esclusi dalla società. La ricerca è stata presentata dalla professoressa Julianne Holt-Lunstad, psicologa della Brigham Youth University, alla convention annuale della American Psychological Society a Washington in cui ha affrontato il tema dell’epidemia di solitudine, che è purtroppo molto diffusa nel mondo occidentale contemporaneo.

Uomo solo e disperato – Foto: Pixabay.com

La professoressa Julianne Holt-Lunstad ha infatti asserito: “Essere socialmente connessi agli altri è ampiamente considerato un bisogno umano fondamentale, cruciale sia per il benessere sia per la sopravvivenza. Esempi estremi mostrano che i neonati che si trovano in istituto ai quali manca il contatto umano non riescono a svilupparsi bene e spesso muoiono. E in effetti l’isolamento sociale o il confinamento sono sempre stati usati come forma di punizione“.

Per contrastare questo triste fenomeno, la psicologa ha proposto una serie di soluzioni che gli enti pubblici e le istituzioni dovrebbero attuare per creare occasioni di incontro e scambio culturale e sociale tra gli individui maggiormente a rischio isolamento e i giovani.