Mafia a Catania, i pentiti incastrano il boss Nino Quaceci

Mafia a Catania: i pentiti del clan Santangelo Taccuni hanno incastrato il boss Nino Quaceci, definito dai collaboratori di giustizia come “braccio destro di Alfio Santangelo”.

“Lo stesso si occupava di estorsioni – hanno riferito i collaboratori -, di droga anche se lui stava sempre più defilato e mandava avanti a Nino Crimi che gestiva anche la cassa comune del clan. Era una persona di rilievo del clan ma dopo che è stato arrestato non so dire se ancora dava ordini all’esterno”.

Gaetano Di Marco ha dichiarato ai giudici: “Per quanto riguarda il clan Santangelo detti Taccuni operanti ad Adrano certamente ho conosciuto vari componenti del clan, anche se dal 2012 in poi i responsabili di tale clan parlavano di più con Pietro Maccarrone e Pietro Severino che erano i responsabili del mio clan. Conosco la maggior parte degli appartenenti al clan Santangelo, e nell’ultimo periodo ricordo che i responsabili erano Nino Santagelo figlio di Alfio e Nino Quaceci. Ricordo anche come appartenenti al clan Nicola Mancuso ed altri che posso riconoscere in foto…. omissis”.

“Negli ultimi anni – aggiunge il collaboratore – più volte Nino Quaceci è stato detenuto ma tra il 2013 ed il 2014 per un periodo è certamente stato in libertà. Lui era sostanzialmente il reggente del clan avendo preso il ruolo di suo suocero. Molto spesso membri del nostro clan, ed in modo particolare Pietro Severino che era il responsabile, in quel periodo si incontrava con i principali referenti del clan Santangelo quali appunto Nino Quaceci, Nino Crimi di cui ho parlato. Ad esempio ricordo per certo che i soldi delle estorsioni del mercato che ci dividevamo tra i due clan, che io andavo a prendere ogni giorno 20 del mese, io li davo a Pietro Severino e poi o lo stesso giorno 20 o il 21 proprio Nino Quaceci andava da Pietro Severino a ritirare la metà dei soldi che spettavano ai taccuni. Ciò è accaduto sino al 2014 e sino a quando era in libertà il Quaceci. Dopo che è stato arrestato Pietro Severino, reggente del clan Scalisi diventa Pietro Maccarrone e Quaceci parlava con Pietro Maccarrone e facevano affari insieme sia per fare recupero crediti che per il traffico di droga. In sostanza, come ho detto per Nino Crimi, Pietro Maccarrone faceva affari con i taccuni ed in particolare proprio con Nino Quaceci e Nino Crimi”.

Redazione-iGossip