PD nel caos: Matteo Renzi vuole evitare la scissione

PD nel caos! Acque agitate nel Partito Democratico con la minoranza che minaccia la scissione. L’ex presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi corre ai ripari e ha spiegato al Tg1 che una scissione non la capirebbe nessuno. Resta il fatto che sono in molti a chiedere il congresso e le primarie del partito. L’ex segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani sogna un Ulivo 4.0. Ha le idee chiare su come deve diventare il suo PD.

Matteo Renzi – Foto: Facebook

“Quando dico Ulivo – ha dichiarato Bersani ai cronisti a Montecitorio – dico qualcosa che ha una solida cultura costituzionale e punta a mettere insieme la pluralità del centrosinistra. Non possiamo rassegnarci all’idea di un soggetto chiuso nel proprio campo. Serve una pluralità che vada dalla sinistra radicale al civismo. Poi le forme in cui questa idea si potrà realizzare la troveremo. L’Ulivo che ho in mente non è un revival del passato, è un Ulivo 4.0″.

Bersani vuole il congresso: “In tutti i partiti che conosco io in Europa e nel mondo, quando si arriva alla conclusione di un ciclo, si rende contendibile la linea politica. In casa PD non possiamo arrivare a votare senza fare il punto. Se non si fa un congresso si faccia una cosa che assomigli a un congresso, che ci metta in condizione di discutere linea politica e leadership”. A PiazzaPulita ha poi ribadito: “Io non so perché si precipiti il Paese al voto con sei mesi di anticipo. Quando si chiude un ciclo in tutto il mondo democratico i partiti rendono contendibile la linea politica. Io sono per il voto nel 2018: non tocca a me decidere ma il PD si levi dalla testa che si possa andare alle elezioni senza aver fatto prima una discussione”.

L’ex premier Matteo Renzi in un’intervista rilasciata ieri sera al Tg1 ha ammesso le sue colpe e ha lanciato un monito ai suoi colleghi di partito. “E’ importante che comunque vadano le primarie o il congresso – ha detto Renzi -, chi perde, il giorno dopo rispetti chi ha vinto. Perché altrimenti è l’anarchia. Va bene tutto per fare del PD davvero un partito democratico”. E sul voto anticipato ha affermato: “Non so in che giorno si voterà, non tocca a me deciderlo, ma qualunque sia quel giorno è fondamentale che le forze politiche parlino delle esigenze delle persone. Discutiamo di disoccupazione, discutiamo di sicurezza, di banda larga e innovazione, del futuro dell’ambiente: così saremo credibili, altrimenti le elezioni sembreranno solo una caccia alle poltrone”.

Poi ha fatto mea culpa: “Forse l’errore più grande (al referendum ndr) è stato quello di perdere di vista le esigenze dei cittadini normali e pensare alle dinamiche del Palazzo. Questo è forse l’insegnamento più grande del dopo-referendum: preoccuparsi molto più di ciò che accade ai cittadini e un pochino meno alle questioni interne al Palazzo”. A quanto pare la lezione del referendum costituzionale del 4 dicembre gli è servita!