Roberto Benigni querela Report, il M5S l’attacca: “Sei un finto difensore della Costituzione”

Roberto Benigni e sua moglie Nicoletta Braschi hanno querelato uno dei programmi tv più liberi, indipendenti e autonomi della televisione italiana, Report, per un’inchiesta sui finanziamenti allo spettacolo relativa alla vicenda degli studi di Papigno, in Umbria, dove il Premio Oscar ha girato La vita è bella e Pinocchio. Secondo il programma di Raitre questo polo cinematografico avrebbe goduto di 16 milioni di euro di finanziamenti pubblici. Una decisione quella di Benigni che ha scatenato un vespaio di polemiche politiche poiché proprio lui nel 2011 aveva firmato un appello pro Report quando a minacciare la libera informazione Rai era il Governo di centrodestra di Silvio Berlusconi. Il Movimento 5 Stelle ha infatti accusato il celebre attore, comico e regista toscano di essere un finto difensore della Costituzione.

Roberto Benigni – Foto: Wikipedia.org

L’avvocato di Benigni, Michele Gentiloni Silveri (cugino dell’attuale presidente del Consiglio dei ministri Paolo Gentiloni), ha diramato una nota stampa in cui ha spiegato: “Nell’interesse di Nicoletta Braschi e Roberto Benigni, sia in proprio che quali soci di Melampo Cinematografica Srl, comunico di aver ricevuto mandato di sporgere querela presso la Procura della Repubblica di Roma nei confronti di Giorgio Mottola e Sigfrido Ranucci, nonché di chiunque altro abbia con loro concorso o cooperato, in relazione alle notizie false e gravemente diffamatorie diffuse nel corso della puntata del 17 aprile 2017 della trasmissione Report”.

Il legale di Roberto Benigni ha contestato il fatto che l’operazione imprenditoriale si sia basata su fondi pubblici e che Benigni sia poi scappato per non sopportarne i costi: “In realtà non è vero che l’operazione ha goduto di finanziamenti pubblici, perché la ristrutturazione è stata fatta a spese di Benigni. E non è vero che il nostro cliente è scappato di fronte al mancato rilancio di Papigno, quando poi gli studi sono stati rilevati da Cinecittà Studios, società di Luigi Abete, Aurelio De Laurentiis e Andrea Della Valle. La ristrutturazione è costata 7,4 milioni a carico di Benigni; Cinecittà Studios ha comprato 5 milioni di credito; Benigni deve ancora riscuotere 1,1 milioni. Dunque ci ha rimesso. Lo stesso Benigni ha detto ai microfoni di Report: Non si sa quanti soldi ci ho perso”.

Sigfrido Ranucci di Report ha prontamente replicato: “Non abbiamo mai detto che Benigni ha usufruito di finanziamenti pubblici per ristrutturare gli studi di Papigno. I 10 milioni di fondi pubblici, citati dal sindaco di Terni, sono serviti per bonificare e sistemare il contesto intorno all’operazione”. Per poi aggiungere: “Il programma ha dato conto del fatto che Cinecittà Studios ha di fatto rilevato i 5 milioni investiti da Benigni nella società, pur pagandone solo 3,9, come ha precisato una nota del legale di Benigni che abbiamo letto. Abbiamo poi sostenuto che quel debito rischiamo di pagarlo noi, se dovesse andare in porto la trattativa per riportare Cinecittà sotto l’egida dello Stato”.

I parlamentari M5S della Commissione di Vigilanza Rai si sono schierati dalla parte di Report e hanno attaccato Benigni. “La Casta, politica e non, vorrebbe chiudere Report. Da settimane la trasmissione d’inchiesta della Rai è sotto attacco dei tanti che difendono la libertà di stampa solo quando non tocca i loro interessi e di coloro che vorrebbero un’informazione succube del Governo e della maggioranza. L’ultimo a minacciare Report – proseguono i parlamentari grillini – è Roberto Benigni, che prima ha diffidato Report dalla messa in onda del servizio, poi li ha querelati. Così facendo Benigni, il finto difensore della nostra Costituzione, ha gettato la maschera e ha dimostrato cosa gli sta a cuore davvero. Non la Costituzione, già abbondantemente tradita in occasione del referendum del 4 dicembre, né la libertà di stampa a favore della quale solo pochi anni fa firmava appelli, evidentemente sono valori da difendere solo quando non lo toccano da vicino. La nostra solidarietà va ai giornalisti Giorgio Mottola e Sigfrido Ranucci, che hanno sempre svolto egregiamente il loro lavoro”.

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