Scienza, costruite in laboratorio due proteine che scovano le cellule tumorali e salvano quelle sane

Scienza, costruite in laboratorio due proteine che scovano e poi uccidono le cellule tumorali e salvano quelle sane. Lo studio è stato condotto da un gruppo di scienziati dell’università californiana di Stanford guidato da Hokyung Chung. Pubblicato sulla rivista Science, il risultato apre per la prima volta in modo concreto a trattamenti con meno effetti collaterali di quelli attuali.

Lotta contro il tumore – Foto: Pixabay.com

“Da sempre cerchiamo un modo per uccidere le cellule tumorali evitando di colpire quelle sane”, ha dichiarato il neurobiologo, Michael Lin, uno degli autori della ricerca. “Le cellule tumorali – ha proseguito – si sviluppano a partire da segnali difettosi che permettono loro di crescere in modo inappropriato e incontrollato. Quello che abbiamo fatto è entrare nelle cellule malate per ridirigere i loro segnali sbagliati verso qualcosa di utile”.

I ricercatori sono così riusciti a ‘violare’ il codice di accesso delle cellule del cancro, penetrando al loro interno e riscrivendone i segnali. L’approccio, chiamato Raser, si basa su una prima proteina, che viene attivata quando il segnale di crescita nelle cellule tumorali è acceso, e su una seconda che innesca la ‘missione’ programmata dai ricercatori, lavorando sui geni coinvolti nella morte cellulare. Per riuscire in questo i ricercatori sono partiti da due recettori delle cellule tumorali, chiamati EGFR e HER2: entrambi fanno parte della famiglia dei recettori ErbB, che guidano la crescita dei tumori di cervello, polmoni e seno; sono anche gli stessi recettori presi di mira dai farmaci chemioterapici che agiscono bloccando la cascata di segnali avviata dalla loro attivazione. Il grande limite di questi farmaci è però non riuscire a distinguere tra cellule sane e malate.

“Non abbiamo mai avuto un farmaco che riconosca la differenza fra un insieme di segnali normale e uno anomalo”, ha osservato Lin. “Per questo – ha aggiunto – abbiamo bisogno di una strategia migliore di un approccio più razionale per trattare i tumori”. Il secondo passo è stato progettare e costruire in laboratorio una proteina sintetica fondendo insieme due proteine naturali: di queste, una si lega ai recettori ErbB, mentre l’altra taglia una specifica sequenza di amminoacidi, sganciando il suo carico dentro la cellula.

“Quando il recettore della proteina è attivo, come avviene nelle cellule del tumore, il carico rilasciato dall’altra proteina si accumula nel tempo, agendo solo sulle cellule malate”, ha concluso Chung.

Redazione-iGossip