Ultimo studio sulla marijuana: triplica il rischio di decessi per ipertensione

Ultimo studio sulla marijuana: la cannabis triplica il rischio di morte da ipertensione, secondo uno studio della Georgia University di Atlanta. I ricercatori hanno condotto un’analisi retrospettiva, raccogliendo gli studi del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES).

Marijuana – Foto: Pixabay.com

Barbara Yankey della Georgia State University e autrice della ricerca ha spiegato che chi consuma marijuana, rischia ben tre volte di più la morte dovuta a ipertensione rispetto a chi non ne fa uso e se il suo consumo continua, il rischio aumenta ogni anno di più.

“Sappiamo che nelle sale di emergenza si riscontrano numerosi casi di attacchi di cuore e angina in seguito all’uso di marijuana – ha rivelato la ricercatrice americana – Questo indica che l’uso di marijuana può avere conseguenze anche più pesanti sul sistema cardiovascolare rispetto a quello già stabilito per il fumo di sigarette, anche se il numero di fumatori analizzato nel nostro studio è stato piccolo e si dovrebbe fare un’analisi su un campione più vasto”.

Oltre agli effetti deleteri analizzati dai ricercatori americani, ci sono degli altri evidenziati da Gianluigi Condorelli, direttore del dipartimento cardiovascolare dell’ospedale Humanitas di Milano: “Il consumo di marijuana ha sicuramente un effetto acuto sul sistema cardiovascolare che comporta l’aumento sia della pressione arteriosa che del battito cardiaco (tachicardia), in seguito all’attivazione del sistema nervoso simpatico. Chi è già affetto da malattie cardiovascolari, può pertanto essere soggetto a un maggior rischio di infarto. E’ stato dimostrato, infatti, che c’è un incremento significativo (più di 4 volte) di infarto del miocardio entro un’ora dal consumo della sostanza psicoattiva. Più difficile, invece, è stabilire gli effetti cronici, a medio e lungo termine, scaturiti da tale consumo dato che molto spesso si inseriscono altre variabili sociali e abitudinali come ad esempio disagio sociale, stili di vita meno sani come sedentarietà – ha continuato -, abuso di alcool ed altre sostanze che rendono più complicata la definizione del ruolo specifico dell’assunzione di cannabinoidi (marijuana e hashish) rispetto ad altri fattori di rischio sul quadro clinico”.