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Dolce e Gabbana dice addio all’uso della pelliccia animale in tutte le sue collezioni

Dolce e Gabbana ha detto addio all’uso della pelliccia animale in tutte le sue collezioni a partire da quest’anno. La notizia ha fatto rapidamente il giro del mondo e del web. Una scelta importantissima e ponderata che è stata accolta con grande favore dalla comunità animalista mondiale. Tanti attivisti dei diritti degli animali hanno applaudito la decisione della prestigiosa e rinomata maison di moda italiana, fondata nel 1985 dagli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana a Legnano.

Dolce e Gabbana dice addio alla pelliccia animale

La decisione era già stata annunciata prima della sfilata della linea uomo, ma ora è ufficiale: “Dolce&Gabbana – si legge in una nota della maison – ha scelto di dismettere l’uso della pelliccia animale in tutte le sue Collezioni a partire dal 2022”.

Esattamente come detto poche settimane fa, la maison continuerà comunque ad avvalersi della maestria dei pellicciai italiani: “Nell’ottica di preservare il lavoro e la professionalità dei maestri pellicciai, depositari di conoscenze e abilità specifiche dal valore aggiunto irrinunciabile, Dolce&Gabbana continuerà a collaborare con questi artigiani nella realizzazione di capi e accessori in eco-pelliccia, un’alternativa sostenibile, faux fur, che ricorre all’uso di materiali riciclati e riciclabili”.

“La nuova politica – spiega ancora la maison – è supportata dalla Humane Society of the United States e dalla Humane Society International, in conformità con le indicazioni della Fur Free Alliance”.

“Dolce&Gabbana – spiega Fedele Usai, Group Communication & Marketing Officer di Dolce&Gabbana – sta lavorando a un futuro più sostenibile, nel quale l’uso della pelliccia animale non può essere contemplato. L’intero sistema moda ha una responsabilità sociale importante che deve essere promossa e incoraggiata: integreremo nelle nostre Collezioni materiali innovativi e processi di produzione rispettosi dell’ambiente, salvaguardando allo stesso tempo i posti di lavoro e le professionalità che rischiavano di estinguersi”.