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E’ ufficiale, la prima non si gioca.


E’ ufficiale, la prima giornata di campionato salta e non si sa quando si giocherà e , a questo punto, è lecito supporre che se questo benedetto contratto non si firmerà, potrebbe esserci uno sciopero ad oltranza.
Situazione paradossale, e del tutto anomala in quanto, tra i due contendenti, una parte ha in mano un’arma, lo sciopero, l’altra invece non ha nulla e si vede costretta a subire la forzatura dell’Aic che ha deciso per il non gioco.

In nessun rapporto di lavoro, perché di rapporto di lavoro si tratta, esiste una situazione del genere. Glissando solo un attimo sulla questione economica, ma solo un attimo ovviamente, ci sarebbe da fare anche un’altra considerazione. Se una qualunque organizzazione sindacale di categoria, prendiamo ad esempio gli addetti delle ferrovie, dovesse scioperare per il mancato rinnovo del contratto collettivo di categoria, ai lavoratori che aderissero allo sciopero, verrebbe decurtata dalla busta paga la giornata di sciopero, cosa che sembra ovvia e scontata ai più.

La stessa cosa non si verifica nel caso in questione, quello appunto dello sciopero dei calciatori, che arrecano un indubbio danno economico ai club, oltre che un danno ai tifosi, ma per loro non è prevista nessuna trattenuta, nessuna sanzione, nessun atto amministrativo che possa in qualche modo tutelare la società di appartenenza che, ricordiamolo, oggi è una SpA, quindi una società che gestisce dei conti economici e che deve presentare un bilancio a fine esercizio.

Quindi, che Tommasi si vesta da santo e dica che ha fatto di tutto per evitare lo sciopero, che senza la firma non ci sono le condizioni per giocare, è una favoletta alla quale solo gli sprovveduti possono credere, a parte il fatto che poi, la proposta ultima non era nemmeno farina del suo sacco, bensì era un’idea del presidente del Napoli De Laurentis.

I calciatori, in virtù di questo sciopero, non perderanno un €, e questo in considerazione degli ingaggi che percepiscono, è una vergogna nella vergogna, se paragonato oltre tutto a quanto costerebbe uno sciopero ad un lavoratore  vero che si alza tutte le mattine alle 6 per andare al lavoro, per una cifra che nella stragrande maggioranza dei casi  sfiora più o meno i 1000 € al mese.