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Elisabetta Canalis trattata come un manichino: risarcita per oltre 130mila euro da una società di intimo

Elisabetta Canalis era stata trattata come un manichino da una società di intimo che avrebbe abusato della sua immagine senza il consenso. La vicenda è avvenuta a Milano ed è stata riportata da Il Giorno.

Elisabetta Canalis – Foto: Facebook

La showgirl ed ex velina di Striscia la notizia, Elisabetta Canalis, era stata scelta come testimonial per un anno da Lomar, azienda italiana di intimo, nel 2013 per un compenso di 110mila euro. La Lomar aveva utilizzato la sua immagine per cataloghi, cartelloni e pagine pubblicitarie.

Ma la società anche con il contratto scaduto avrebbe continuato a usare l’immagine della showgirl sarda Elisabetta Canalis. Solo che tutte le foto erano state ampiamente modificate. Il viso della modella e soubrette italiana era stato cancellato, come anche i suoi tatuaggi, soprattutto quello che si intravede sulle braccia. L’azienda citata in giudizio ha perso la sua causa e ora si trova a dover risarcire l’indebito sfruttamento delle foto, per una cifra di 130mila euro, ma anche un danno morale di 30mila euro per abusiva manipolazione d’immagine.

“Trattata alla stregua di un manichino“: questa la sentenza del Tribunale di Milano che ha così dato ragione alla moglie di Brian Perri.

Rettifica

L’articolo in questione è stato rettificato in quanto in precedenza era stato riportato senza consenso un commento della sentenza da parte dell’avvocata Gloria Gatti, in qualità di esperta di diritto d’autore, al quotidiano Il Giorno ed era stata citata erroneamente come legale di Elisabetta Canalis. Ce ne scusiamo molto con i lettori e con l’avvocata Gloria Gatti.

«Leggo purtroppo con disappunto l’articolo pubblicato sulla testata online IGossip.it al link https://www.igossip.it/gossip/elisabetta-canalis-trattata-come-un-manichino-risarcita-per-oltre-130mila-euro-da-una-societa-di-intimo/ in data 08.07.2019, ove affermate “L’avvocata Gloria Gatti, esperta di diritti d’autore, ha argomentato molto bene la sua accusa. “La manipolazione delle foto mediante il taglio del viso e l’eliminazione delle sue caratteristiche impresse – ha dichiarato la legale di Elisabetta – è un atto molto grave di abuso d’immagine. La mia cliente è stata trattata come un manichino. Sembra un paradosso, ma è proprio nell’epoca delle scelte a tempo che il tatuaggio si impone come simbolo del per sempre. La persona così trasforma in maniera permanente il suo corpo” riprendendo parte di una mia dichiarazione rilasciata a “Il Giorno”, per la pubblicazione sul medesimo quotidiano, sul “Il Resto del Carlino” e su “La Nazione” la cui riproduzione era riservata, senza il mio consenso e affermando falsamente che sarei il “legale di Elisabetta”, attribuendomi con un testo virgolettato mai espresso e non correttamente che “avrei argomentato molto bene la mia tesi”, che “la mia cliente è stata trattata come un manichino”. Orbene Vi chiedo cortesemente di procedere ad una rettifica ai sensi dell’art.8 legge 8 febbraio 1948 n. 47, poiché non ho assistito la sig.ra Elisabetta Canalis nel citato giudizio, ma sono stata interpellata a commento della sentenza come esperta di diritto d’autore».