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Fabrizio Corona insulta un ex collaboratore all’esterno di una disco a Milano: sfiorata la rissa

Fabrizio Corona ha insultato pesantemente un suo ex collaboratore all’esterno di una rinomata discoteca a Milano: sfiorata la rissa. Offese, insulti e attacchi durissimi contro un suo ex “amico” durante la serata di ieri. La notizia è stata diffusa da Milano Today.

Fabrizio Corona – Foto: Instagram

Il fidanzato della cantante Silvia Provvedi, Fabrizio Corona, ha urlato contro l’uomo: “Ti vengo a prendere a costo di tornare in galera. Pezzo di me***, pezzo di me***, dovresti chiedermi scusa in ginocchio, dalla strada ti ho preso e sei andato a rubare l’orologio”. Poi ha cercato di entrare nel locale ma è stato bloccato e ha sferrato un calcio contro un uomo. Alla fine l’hanno fatto calmare e si è allontanato.

Non è un periodo facile per l’ex re dei paparazzi italiani. Dopo che Corona ha ottenuto l’affidamento in una comunità terapeutica di Limbiate nel Milanese, dove si sta sottoponendo a terapie per la disintossicazione psicologica dalla cocaina, l’ex naufraga vip dell’Isola dei famosi Silvia Provvedi ha rivelato che il suo fidanzato ha paura di morire e sta avendo problemi di salute.

Ma non è finita qui. Prima della quasi rissa a Milano, la Cassazione ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate contro l’ex marito di Nina Moric, stabilendo la validità degli avvisi di accertamento per evasione delle imposte dirette e dell’Iva nel periodo 2004-2005 in relazione ai conti della sua società fotografica, la ‘Corona’s’ finita in dissesto e con i creditori alle porte. La Suprema Corte ha dato ragione al Fisco contro la sentenza della Commissione tributaria di Milano del 2015 che aveva annullato gli avvisi di accertamento perché non erano stati notificati a Corona, ma solo al curatore fallimentare che non aveva fatto opposizione alle cartelle. Nel verdetto, gli ‘ermellini’ sottolineano che Corona non aveva alcuna “legittimazione” come ex legale rappresentante della sua società – “contribuente fallita” – a fare ricorso contro gli avvisi di accertamento, dal momento che dal curatore fallimentare era venuta “una esplicita presa di posizione negativa circa la utilità per la massa dei creditori di promuovere la lite fiscale” per l’evasione delle imposte del 2004-2005. Accogliendo il ricorso del fisco, i supremi giudici hanno condannato Corona al pagamento di 13mila euro per le spese del giudizio di Cassazione e hanno affermato la piena e definitiva validità di quegli avvisi di accertamento che, quindi, dovranno essere pagati e la cui entità non è nota.