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Facebook e Apple ai ferri corti

Facebook e Apple sono ai ferri corti. La guerra fredda tra i due colossi del web guidati da Mark Zuckerberg e Tim Cook è scoppiata nel 2014 con i primi screzi. Nel settembre di cinque anni fa, Cook aveva scritto una lettera aperta ai clienti per sottolineare l’attenzione di Apple sul tema privacy: “Gli utenti di internet hanno iniziato a realizzare che quando un servizio online è gratuito, tu non sei il consumatore ma sei il prodotto. In Apple crediamo che una grande esperienza utente non debba arrivare a spese della tua privacy”.

Facebook – Foto: Pixabay.com

Il ceo di Facebook aveva definito “ridicole” le parole di Cook e “frustrante” la sua convinzione che il modello pubblicitario (gratuito e basato sui dati, come Facebook) sia meno allineato alle necessità dei clienti rispetto a quello fondato sulle vendite (di hardware e servizi, come Apple).

Lo scandalo Cambridge Analytica, che ha travolto Facebook, ha poi incrinato ancora di più i rapporti tra i due colossi della Rete. In un’intervista trasmessa da Msnbc, Cook ha sottolineato che “trafficare con i dati è un’invasione della privacy. La migliore regolamentazione è l’autoregolamentazione, ma penso che in questo caso siamo già oltre. La verità – ha affermato Cook – è che potremmo guadagnare un sacco di soldi se monetizzassimo i nostri clienti. Abbiamo scelto di non farlo”.

“L’idea che chi offre servizi gratuiti sia meno attento ai clienti sarebbe una convinzione superficiale e non in linea con la realtà”, secondo il ceo di Facebook.

Ma Cook ha rimarcato più volte la sensibilità di Apple su un argomento molto importante e cruciale per i consumatori com’è quello della privacy.

Cook si è presentato all’Università di Stanford e ha fatto a pezzi un’altra volta Facebook, senza mai nominarlo: “Il settore tecnologico si è convinto di poter ricevere credito senza accettare responsabilità. Lo vediamo ogni giorno, tra violazione della privacy e dei dati, fake news, discorsi di incitamento all’odio. Troppi sembrano pensare che le buone intenzioni scusino i risultati dannosi – ha continuato -, ma che piaccia o meno, ciò che costruisci e ciò che crei definisce chi sei. Se hai costruito una fabbrica del caos, non puoi evitare la responsabilità per il caos”.

Clegg ha risposto a tono: “Facebook è gratuito e per tutti. Altre grandi aziende tecnologiche fanno i loro soldi vendendo hardware costosi o servizi in abbonamento ai consumatori dei Paesi più ricchi e sviluppati: sono un club esclusivo. In Facebook non c’è esclusività, nessun accesso vip, nessuna business class. I nostri servizi sono accessibili agli studenti in Guatemala – ha aggiunto -, agli allevatori di bestiame del Midwest degli Stati Uniti, agli impiegati di Mumbai, alle startup tecnologiche di Nairobi o ai tassisti di Berlino, e più di 2 miliardi di persone utilizzano le nostre piattaforme, perché possono farlo”.