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Fact-checker attaccano Facebook: “Ci hanno usato per uscire dalla crisi”

Fact-checker attaccano Facebook mediante le pagine del Guardian. Durissimo lo sfogo dell’ex managing editor del celebre Snopes coinvolto nella caccia alle bufale sulla piattaforma. Secondo le accuse di diversi giornalisti, il potente e gigante social network avrebbe ignorato le loro preoccupazioni e non avrebbe valorizzato la loro esperienza per contrastare la diffusione di notizie false.

Facebook – Foto: Pixabay.com

“Fondamentalmente ci hanno usato per fare pubbliche relazioni di crisi – ha spiegato Brooke Binkowski, già a capo del celebre sito statunitense Snopes licenziata la scorsa estate, che collabora con Facebook da due anni – non prendono nulla sul serio, sono più interessati a rinfrescarsi l’immagine e cavarsela. Non gliene importa nulla”.

Un altro esperto giornalista, che ha scelto di rimanere anonimo, ha sottolineato: “Perché dovremmo fidarci di Facebook quando si dà da fare per far circolare gli stessi contenuti che noi fact-checker chiamiamo bufale? Dovremmo allora chiederci come trattino le news su Soros che circolano sulla piattaforma, dal momento che pagano delle persone per collegare ai suoi interessi i loro nemici. Lavorare con Facebook ci mette in cattiva luce”.

Per Binkowski, che ha lasciato Snopes all’inizio del 2018 per fondare un suo sito antibufale, la partnership con Facebook è controproducente: “Sul caso delle fake news sui musulmani rohingya, per esempio, sono stati assolutamente sordi. Credo fortemente che diffondere bufale su incarico di governi stranieri ostili e regimi autoritari sia parte del loro modello di business”.

Binkowski ha rivelato che almeno in un’occasione Facebook ha chiesto ai fact-checker di dedicarsi anzitutto a smentire le notizie false sui propri inserzionisti: “Non facevamo più giornalismo in quel modo – ha spiegato – facevamo propaganda”.

“Eravamo solo danni collaterali”, ha aggiunto LaCapria, che ha anche spiegato come, su Snopes, non si potessero più scrivere articoli su Facebook visto che il sito li pagava e aveva dunque un ruolo importante per i conti.