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Francesca Fioretti infuriata contro la burocrazia: “Tutti i beni di Davide Astori dovevano essere nell’eredità di Vittoria”

Francesca Fioretti ha scritto un libro intitolato “Io sono più amore”, edito da La Nave di Teseo. Si è sentita umiliata dalla legge perché non era sposata col calciatore Davide Astori, morto il 4 marzo 2018 a 31 anni per una tachiaritmia cardiaca prolungata. L’ex concorrente del Grande Fratello, showgirl e attrice ha rivelato a Marie Claire: “Tutti i beni di Davide dovevano figurare nell’eredità di Vittoria: non soltanto conti o proprietà, ma persino gli oggetti più minuti. Così ho aperto la porta di casa a perfetti sconosciuti mandati dal notaio che per ore hanno catalogato ogni singola cosa, chiedendomi chi tra noi due l’avesse materialmente acquistata”.

L’ex gieffina ha aggiunto: “Sono stati i momenti in cui ho avvertito di più la rabbia: io e Davide ci amavamo, stavamo crescendo insieme, è stato difficile lottare per definire ciò che significavo per lui, non so neanche se usare ‘ero/sono’, tutti avevano più diritti di me”.

L’ex compagna di Davide Astori ha poi proseguito: “La svolta l’ho vissuta quando ho visualizzato l’idea che Davide non avrebbe mai permesso tutto quello che stava succedendo. Quando ho avuto la certezza di ciò la mia rabbia è finita, ero serena, quegli iter burocratici sono diventati una routine che dovevo subire e stop. Ne ho sofferto tanto, aggiunta alla sofferenza di essere senza Davide, di crescere mia figlia da sola, di lottare per la mia indipendenza. I dolori pratici mi hanno fatto diventare più determinata nelle cose che ho ottenuto. Sarei potuta crollare da un momento all’altro”.

Per poi concludere: “Non riuscivo a dormire nel nostro letto, andavo a dormire sul divano, sceglievo un programma tv noioso per sperare di addormentarmi il più in fretta possibile”.

Parlando del suo libro ha puntualizzato: “Questo non è un libro sulla cronistoria mia e di Davide, ci sono temi più ampi: da come viene vista la donna alla gestione del lutto, dalla burocrazia del dolore ai tempi dei processi. Ho pensato di voler scrivere questo libro affinché Vittoria a 15 anni potesse leggerlo con una maturità diversa, e poi rileggerlo da donna, poi da mamma. Spero capisca tanto il lavoro che ho fatto e l’amore che ho per lei”.