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Gatti fosforescenti e transgenici per studiare l’HIV

foto tenera di cinque gattini, no ai gatti fosforescenti e transgenici

Per studiare le malattie che colpiscono gli uomini si sa la ricerca le prova tutte. E l’ultima è quella di creare dei gatti in laboratorio, quindi transgenici, immuni al virus dell’HIV. Il progetto è stato coordinato da Eric Poeschla della Clinica Mayo a Rochester, negli Stati Uniti d’America. In poche parole gli scienziati di oltre oceano hanno isolato ovociti di una gattina e vi hanno inserito due diversi geni: il primo proveniente da una razza di scimmia, la Resus e l’altro da una medusa. La scelta del gene della scimmia dipende dal fatto che è l’unica specie comprovatamente immune al virus dell’HIV, mentre l’altro gene, quello della medusa, permetterà ai gattini di essere fluorescenti di fronte alla luce ultravioletta.

Gli ovociti sono poi stati impiantati di nuovo nella gattina che qualche tempo dopo ha dato alla luce tre micetti, belli, sani e … transgenici! I tre poveri gatti sembra siano immuni dal virus dell’HIV grazie al gene della scimmia e la prova della loro immunità è nella loro fluorescenza. Questi i fatti.

Quindi: da una parte potremmo essere di fronte alla scoperta di un vaccino rivoluzionario che potrebbe aiutare milioni di persone possibili vittime dell’AIDS. Dall’altra c’è la vita degli animali. E di questi gattini in particolare. Che non è certo la vita di un qualunque gatto, almeno non di quei gatti che siamo abituati a vedere a giro per le nostre città. Ovviamente l’ENPA si è fatta sentire riguardo a questa vicenda e, grazie alla sua portavoce, la dottoressa Ilaria Ferri, esprime tutta la sua disapprovazione riguardo a questa vicenda.

“Quale altra delizia degna di una piccola bottega degli orrori ci riserveranno i “Frankenstein” della ricerca scientifici?” Tuona la direttrice scientifica dell’ENPA. “Cani, gatti, topi, cavie e tutti gli altri esemplari reclusi nei laboratori, sono condannati a vivere una condizione doppiamente innaturale. Infatti, oltre ad essere “prodotti” artificialmente dall’uomo sono costretti a vivere la loro intera esistenza tra le quattro pareti di un laboratorio, sopportando atroci sofferenze.”  E non è solo un discorso etico.

Secondo l’ENPA, infatti,  il fatto che gatti e esseri umani abbiano in comune oltre 200 malattie, non è una garanzia che riesce a colmare le naturali differenze tra uomo e animale. ” Inoltre”, continua la dottoressa Ferri, “ Se così non fosse non avrebbero bisogno di fare nuovi test sugli esseri umani”. Dopo aver ‘seviziato’ decine di animali, aggiungiamo noi.

Quello  che fa veramente rabbia è che i metodi alternativi per lo studio di certe tipologie ci sono eccome. Ad esempio la Tossico Genomica che è un metodo che permette di misurare il livello di tossicità di una sostanza a contatto con una cellula.  Si possono fare decine e decine di test in vitro. E simulazioni computerizzate. Insomma le alternative all’uso degli animali ci sono tutte. Ma gli esperimenti non intendono placarsi. Motivo? Economico, naturalmente. La sperimentazione animale paga i profitti di tutte quelle multinazionali che la finanziano. Ecco perché non si placano gli esperimenti sugli animali. Sempre e solo questione di soldi.

Articolo redatto in risposta alle svariate email ricevute. Assolutamente non siamo a favore dei test sugli animali. Di seguito una piccola fotogallery per gli amanti degli amici a quattro zampe. Le foto sono scaricabili anche in alta definizione al seguente link : Foto di 4 amici.