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Gli integratori alimentari non producono nessun effetto positivo sulla salute: i risultati dell’ultima ricerca americana

Gli integratori alimentari non producono nessun effetto positivo sulla salute. A volte sono dannosi, almeno per quanto riguarda il rischio di malattie cardio-vascolari e quello di morte. L’ultimo studio scientifico è stato condotto dagli epidemiologi e nutrizionisti dell’Unversità del West Virginia ed è stato pubblicato sugli Annals of Internal Medicine. Il consumo di supplementi e integratori è molto vasto negli Stati Uniti d’America, più della metà della popolazione li assume regolarmente e in ampie quantità, secondo dati recenti riportati dal New York Times. L’Italia non è da meno: nel 2018 circa il 65% degli italiani (circa 32 milioni di persone), secondo i dati di FederSalus, ha assunto almeno un integratore alimentare.

Integratori alimentari – Foto: Pixabay.com

Sono state prese in esame ben 277 ricerche a cui hanno partecipato, in totale, più di un milione di persone che avevano assunto uno o più prodotti tra 16 diversi integratori, o deciso di adottare una o più scelte alimentari tra otto possibili, come la riduzione del sale, la dieta mediterranea, quella vegana e così via.

Il risultato è stato che solo la riduzione del sale sembra avere un effetto positivo – ragionevolmente sicuro – sulla mortalità generale delle persone sane e su quella cardiovascolare dei cardiopatici, e solo l’assunzione di acidi grassi omega tre a catena lunga sembra proteggere (ma qui la forza dei dati è inferiore) dall’infarto e da altre malattie cardiovascolari.

Nessun riscontro positivo invece per antiossidanti, integratori multivitaminici, selenio, vitamine A, B6, C, E, D, calcio, acido folico, ferro o interventi nutrizionali come l’adozione di una dieta mediterranea, la riduzione o comunque la modifica dell’apporto di acidi grassi saturi, e i supplementi a base di olio di pesce. Effetto negativo, poi, per calcio e vitamina D presi insieme per quanto riguarda il rischio di ictus.

Pertanto gli autori dello studio scientifico hanno spiegato che per ora è ragionevole non inserire nelle raccomandazioni e nelle linee guida una supplementazione alimentare o modificazioni della dieta come strumenti che hanno lo scopo di prevenire malattie cardiovascolari.