Efe Bal, la trans più desiderata d’Italia, si confessa

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Ospite a Domenica Live, Efe Bal, definito il trans più richiesto di Italia da diversi anni, torna a raccontare la sua vita a Domenica Live. La famosissima trans è stata autrice del discusso libro “Quello che i mariti non dicono. Confessioni di un trans” in cui ha parlato della sua storia e del rapporto con i suoi amanti, fra i quali alcuni molto famosi “Il mio lavoro? Vado a letto con gli uomini a pagamento. E sono disturbata dal fatto di non poter pagare le tasse.” ha spiegato “Guadagno e voglio pagare le tasse. Le persone mi dicono: “Sai noi paghiamo le tasse, non come te”. E’ un lavoro non così facile come tutti immaginano: sono anche un bravo figlio e con mia madre qualche volta faccio finta, non le dico la realtà dei miei alti e bassi. Vedo le pubblicità sulla crisi e chiamano “parassiti” chi non paga le tasse. E’ una vergogna, in Germania le prostitute pagano le tasse. Io mi definisco un perfetto figlio, non una prostituta. Ho tre cani e sono mamma anche per loro.”

“Sono pronta a cambiare la mia vita, ma ho la mia dignità. Gli uomini che vengono con me amano le proprie mogli e fidanzate, ma sono curiosi.” ha rivelato la trans “Io non li umilio: gli uomini sono purtroppo sono fatti anche per questo, hanno le proprie debolezze. Mi dicono “voglio provare quest’esperienza”, tanti tornano. Abbiamo visto come nel caso Marrazzo: non tutte quelle che lavorano nel mio mondo sono fidate. Ad ora di pranzo c’è la maggiore affluenza: Invece di mangiare il panino mangiano me.”

“Mio padre era un mafioso, era un usuraio. Non mi faceva mancare nulla, ma non era molto presente, era con i miei fratellastri a creare quest’organizzazione. Lui era un uomo particolare. I miei quattro fratellastri mi vogliono uccidere. Se muoio da solo lascio tutto a mia madre. Se moriamo insieme io e lei lascerò tutto a due ragazze che fanno volontariato in alcuni canili. Ero ancora maschio quando mio padre non è stato bene e Dio mi ha fatto così per proteggere mia madre. Lei a sua volta mi ha protetto e mi ha voluto bene, dicendomi di andare via da Istanbul. La cosa più dolorosa è stata la mia insegnante che la telefonò dicendo che avrebbe dovuto portarmi dallo psicologo perché mi comportavo “non da uomo”. Ne fu distrutta.”