Fabrizio Corona scrive una lettera ad Alfonso Signorini

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Fabrizio Corona scrive ad Alfonso Signorini dal carcere di Opera, dove è detenuto, una lettera “Affronto i compiti che ho davanti e li porto a compimento ad uno ad uno. Concentro l’attenzione su ogni singolo passo, ma al tempo stesso cerco di avere una visione globale e di guardare lontano. Perché, si dica quel che si vuole, ma io sono diventato un maratoneta” ha scritto Corona.

“Non ho mai tentato il suicidio, non sono mai stato depresso” ha detto Fabrizio Corona “Demoralizzato sì, ma comunque sono riuscito sempre a trovare la forza per andare avanti. Mi è capitato l’impossibile, ho subito di tutto, tradimenti, cattiverie di ex amici o presunti tali, ingiustizie clamorose e vendette, senza senso perché ormai era passato troppo tempo e perché non si attacca chi è impossibilitato a reagire”.

“Io ho sempre messo in piazza la vita delle persone perché era il mio lavoro, ma ci ho sempre messo la faccia, mi sono sempre preso le mie responsabilità, non mi sono mai nascosto” ha spiegato Corona a Signorini “Ho sempre attaccato i potenti e lasciato perdere i più deboli, ma è la freddezza che non sopporto, la cattiveria, l’essere codardi, perché tra le persone vere ci si dovrebbe picchiare e poi magari ricominciare daccapo, mentre in questi mesi gli avvoltoi hanno giocato cone le ipocrisie sfruttando le mie condizioni di debolezza”.

“Ci sono molte cose che non rifarei oggi, ma la vita va come deve andare. […] C’è sempre un limite e una linea d’ombra da superare per conoscere se stessi, e spesso per farlo bisogna passare da una disfatta. Per me la disfatta è stato il carcere”.

valentina