Gheddafi è morto. Con lui ucciso anche il figlio Mutassim

Gheddafi, il ditattore libico, è stato uccuso nei pressi di Sirte
Gheddafi è morto
e con lui è stato ucciso anche il figlio Mutassim, mentre l’altro figlio Saif è riuscito a fuggire.
E così è stata scritta la parole fine sulla dittatura del Rais, regime che durava da 40 anni e che è caduto nel giro di qualche mese.
Il Rais  è stato catturato e ucciso a Sirte, ultima roccaforte del dittatore e dei suoi uomini, in un cunicolo sotterraneo, stretto e angusto, dove si trovava al riparo, mentre i suoi fedelissimi continuavano a combattere contro gli insorti e la coalizione che ha contribuito significativamente a rovesciare il regime libico. L’azione che ha portato all’eliminazione di Gheddafi, è stata una operazione del Cnt, e di nessun altro.

Il commento del Premier Berlusconi, quando è stato informato dell’accaduto è stato “Sic transit gloria mundi” ovvero Così passa la gloria di questo mondo. La guerra adesso è finita ha aggiunto il capo dell’Esecutivo.
Scene di gioia si sono fatte registrare in tutto il Paese, che finalmente può aspirare ad un dopo Rais di tutt’altro tenore rispetto al regime appena finito. L’importante è che, chi verrà dopo Gheddafi, sappia dare al Paese quella libertà e quelle conquiste sociali di cui ha bisogno. Far cadere la Libia liberata nelle mani di fanatismi religiosi ormai anacronistici, ma spesso presenti nei Paesi arabi, sarebbe il peggir modo per risvegliarsi da un regime feroce e oppressivo.
Ora, la Coalizione potrà decidere di sospendere l’attività di supporto militare al nuovo governo di transizione libico che, prima o poi, dovrà pure decidersi a organizzare le prime elezioni libere del Paese.

Per adesso, quello che regna è l’euforia, una euforia sfrenata, giustificata dai tanti anni di oppressione.
Ora è possibile voltare pagina. La speranza, per il popolo libico, e per tutto il bacino del Mediterraneo, è che le nuove pagine vengano scritte con equilibrio e senso di giustizia.

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