Gli animali da compagnia entrano nel redditometro

Il cane, ter moltepersone sole è tutta la sua famiglia
Gli animali da compagnia entrano nel redditometro, e a denunciare l’ennesima follia impositiva di questo strano Paese è il Presidente dell’Associazione Nazionale Medici Veterinari  Marco Meloni che sul Corriere Della Sera  lamenta che, secondo l’Agenzia delle Entrate,  gli animali da compagnia verrebbero considerati un bene di lusso.
Chi possiede un cane, un gatto o comunque un qualunque altro animale da compagnia, deve  affrontare delle spese mediche veterinarie e per questo motivo l’Agenzia delle Entrate ha inserito nel nuovo redditometro sperimentale, anche le spese veterinarie, partendo dall’assunto che è in condizione di affrontare certe spese è una persona facoltosa, un possibile evasore fiscale.

Siamo all’assurdo. Evidentemente che ha  avuto questa bella pensata, non ha mai posseduto  un animale domestico. Già il termine posseduto è sbagliato, perché un cane, per esempio,  è  parte della famiglia, un suo membro a tutti gli effetti, e solo che non ha mai avuto il piacere e la gioia di avere una simile compagnia in casa, non è in grado di comprenderlo e di rendersene conto.
Va anche detto che un cane, un gatto o anche un canarino, per molte persone sole,  è tutta la  sua  famiglia e che, al limite,  dovrebbero percepire anche gli assegni familiari, ovviamente è una provocazione,  ma essere considerato una persona facoltosa o un possibile evasore, è una vera assurdità.
Gli animali da compagnia, svolgono un vero e proprio ruolo sociale nelle famiglie nelle quali vivono e spesso contribuiscono al benessere delle persone che hanno la fortuna di averli accanto.

Il redditometro andrebbe bene per i cavalli, che infatti già sono inseriti come beni particolari nelle dichiarazioni dei redditi, ma un cane o un gatto sono tutta un’altra cosa.
Già le tasse che si pagano indirettamente su spese veterinarie, per le quali sono state ridotte le detrazioni fiscali, e per  l’aumento dell’IVA sui mangimi, sono ai massimi livelli, ma questa, conclude Marco Meloniè l’ennesima allucinazione del fisco nazionale”.

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