La crisi economica responsabile di un altro suicidio

Suicidio nel trevigiano
La crisi economica responsabile di un altro suicidio. Questa volta è toccato ad un imprenditore agricolo del Trevigiano, Paolo Tonin di 53 anni, che si è tolto la vita impiccandosi in un capannone della sua azienda.
E così il numero dei morti continua a salire, e il capo dell’esecutivo continua a non spendere nemmeno una parola per queste tragiche vicende. Quello che conta è lo spread, che ha ricominciato oltre tutto con la sua andatura altalenante, ma per gli italiani sono poche le attenzioni, in particolar modo per i disperati.

Certo, si sta intervenendo con alcune riforme, con le liberalizzazioni, con la caccia all’evasione, ma intanto al gente è disperata e chi non è abbastanza forte da affrontare la crisi e le conseguenti gravi difficoltà, non trova altra via d’uscita che togliersi la vita. Perché, in fondo, sempre di via d’uscita si tratta, anche se definitiva e assolutamente  da non prendere mai in considerazione.
In effetti, le liberalizzazioni non porteranno nessun vantaggio per i cittadini, dalla lotta all’evasione fiscale si recupererà si e no il 10% delle cifre  sbandierate, e la riforma del lavoro al momento sta creando più scontento che altro. Il solo fatto positivo, anche se oggettivamente non è cosa da poco se resta fine a se stesso, è il ridimensionamento dello spread, ma questo da solo non basta anche perché tornerà a salire nuovamente se la recessione dovesse durare a lungo.

E intanto la gente muore. Paolo Tonin, l’ultimo disperato in ordine di tempo a togliersi la vita. Lascia la moglie e quattro figli, due dei quali lavorano nell’azienda di famiglia, azienda che sta attraversando un momento di  difficoltà anche a causa della siccità che ha praticamente compromesso la raccolta degli asparagi. Evidentemente è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, unitamente alle difficoltà incontrate per far fronte al pagamento del mutuo da poco acceso  dal Tonin.