Nozze gay, Rai Uno censura puntata Un ciclone in convento

Rai uNo censura puntata di un ciclone in convento per scena nozze gay

Un salto nel pregiudizio più barbaro: Rai Uno censura puntata della fiction “Un ciclone in convento” per presenza scena di nozze gay. I dirigenti dell’azienda pubblica hanno “ben” (ironicamente) pensato di cancellare la messa in onda della puntata “Romeo e Romeo” della famosa fiction tedesca trasmessa da anni sul primo canale della tv pubblica italiana. Una decisione che ha lasciato nello sconforto associazioni gay, politici e telespettatori dl Bel Paese. E’ la stessa parlamentare del Partito Democratico Concia (sposatasi il mese scorso in Germania, si tratta di “legittimo” matrimonio gay) a puntare il dito contro i dirigenti Rai: “E’ un fatto di una gravità inaudita”.

Tenta, invece, di smorzare le polemiche il direttore di Rai Uno Mazza che sottolinea come, con la cancellazione della puntata incriminata della fiction “Un ciclone in convento”, il telespettatore non “si perde niente” potendo comprendere appieno il filo della trama. Niente di più falso e, a dir la verità, la dichiarazione del direttore serve a rendere ancora più improponibile la scelta di non mandare in onda la puntata, applicando una censura da Medioevo.

Nell’episodio incriminato, si sarebbero svolte delle nozze gay fra i due protagonisti, i due “Romeo”. Il vero problema, secondo le dichiarazioni ufficiali dei vertici Rai, è che il matrimonio omosessuale, nella fiction, si svolgerebbe in chiesa e non in un semplice municipio. L’azienda pubblica, quindi, ha applicato la censura per non offendere la “perbenista” coscienza cattolica. Un vero e proprio schiaffo all’intelligenza! Il portavoce del movimento gay, Fabrizio Marrazzo, ha denunciato l’ennesima espressione indegna di omofobia. L’azienda pubblica fa orecchie da mercante, giustificandosi in ogni modo possibile. Ma la Rai, e la sciagurata scelta del direttore Mazza lo conferma, è in profondo declino, di pubblico e di critica. Stiamo assistendo alla dismissione del servizio publico radio televisivo? Vedremo. Ai posteri l’ardua sentenza!

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