Venezia, Comencini: “Quando la notte” fischiato, riecheggia delitto di Cogne

A Venezia Cristina Comencini riceve fischi per il nuovo film Quando la notte

Cristina Comencini alla 68esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia non ha fatto certo una bella figura. Risate, sberleffi e sghignazzi sono stati i suoi veri applausi per il nuovo film “Quando la notte”, un film basato sulle emozioni violente e su una maternità estrema, con Filippo Timi e Claudia Pandolfi. La maternità trattata nel film diventa un argomento tabù e la Comencini si giustifica dicendo che Venezia non ama le emozioni. Secondo i critici e la stessa regista, inconsciamente il film ha dei riferimenti alla tragedia di Cogne, quando Anna Maria Franzoni avrebbe ucciso il figlioletto Gabriele perchè non smetteva di piangere. I critici stroncano la pellicola mentre il pubblico applaude commosso per ben 8 minuti.

Cristina Comencini in “Quando la notte” racconta una madre e un bambino, soli nella quiete delle montagne, cuore a cuore dalla mattina alla sera, e soprattutto quando fa buio, silenzio e paura aumentano l’angoscia di un pianto che sembra non finire mai. La mamma è instabile ed affaticata con all’interno un connubio di affetto e dedizione materni e odio misto ad esplosione di violenza. La pellicola tratta argomenti molto duri e sentimenti delicati, raccontando anche la storia di un giovane padre solo abbandonato da piccolo dalla madre, e da adulto dalla moglie. Due storie di solitudine che rasentano la follia. La Comencini pensava di sfondare al Festival del cinema di Venezia visto che il romanzo da cui è tratto il film, pubblicato da Feltrinelli, era andato molto bene. Invece le risate ed i fischi sono veramente taglienti.

Visto che il film riporta anche ad uno dei fatti di cronaca nera più importanti della nostra nazione, visto che i riferimenti alla vicenda di Cogne sono a dir poco lampanti, le reazioni del pubblico e della critica, sia positive che negative possono amplificarsi. Sarà proprio il giovane uomo solo che salverà il bambino dalla mamma, quando una notte dopo aver sentito un tonfo troverà la mamma nascosta in un angolo davanti ad un bimbo che perde sangue dalla testa. La maternità voluta ma allo stesso tempo rigettata e odiata, con la voglia di liberarsi ogni tanto del frutto del proprio grembo. I riferimenti del film “Quando la notte” ad Annamaria Franzoni ed a Cogne sono davvero lampanti. Cristina Comencini si giustifica dicendo che sono inconsci e che il film parla di un amore tormentato con la difficoltà di gestire un bimbo quando ci si sente persi nella solitudine. Emozioni davvero troppo forti per delle vicende ancora troppo vivide nelle nostre menti, e non solo a Venezia in occasione della Biennale.

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