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Guardia forestale ottiene il congedo e va in America ma non per girare film a luci rosse: prosciolto l’agente

Guardia forestale della Basilicata aveva ottenuto il congedo retribuito per assistere un parente gravemente malato in America e non per girare film a luci rosse! L’agente è stato prosciolto poiché è riuscito a dimostrare che il video risaliva a un anno prima e per di più che il film era stato girato a sua insaputa senza alcun tipo di consenso e compenso! È stato infatti notificato l’avviso di conclusione delle indagini all’assistente del Corpo Forestale (ora passato nelle fila dei carabinieri), che era finito al centro della cronaca alcuni mesi fa, anche se il fatto risaliva al 2015, poiché era stato accusato di aver indebitamente utilizzato un congedo retribuito per gravi motivi familiari per recarsi all’estero ed era stato anche sospeso. Il Gip Maria Rosa Verrastro ha disposto la cessazione della sospensione dal servizio e l’agente potrà dunque riprendere servizio.

Foto: Pixabay.com
Foto: Pixabay.com

L’agente aveva prontamente denunciato tutto alla polizia postale e aveva presentato una denuncia contro ignoti per la diffusione del video, sostenendo di essere stato abbordato da due eleganti signore nella piscina di un albergo e che la registrazione del filmato fosse avvenuta a sua insaputa, dichiarando di non sapere che sarebbe stato ripreso, diffuso e commercializzato il film e di non aver mai firmato né contratti né liberatorie, men che meno ricevuto compensi.

Il film hot era poi finito nelle mani dei suoi superiori e il gip di Potenza Amerigo Palma aveva sospeso l’aitante 43enne dal servizio nel Corpo forestale dello Stato per tre mesi ed era stato iscritto nel registro degli indagati per truffa aggravata per essersi allontanato dalla Basilicata per 36 giorni dei 268, che gli erano stati concessi per assistere un parente malato. Il gip non credeva alla versione dell’agente forestale: “La violazione del congedo retribuito verrebbe aggravata, il carattere di quelle registrazioni è di intrattenimento per adulti e il tutto fa pensare, visto il carattere professionale, che ci sia stata una retribuzione e un consenso del tutto volontario”.

Uno scandalo a luci rosse che aveva sbancato sul web e sulla carta stampata, ma alla fine si è sgonfiato poiché l’ipotesi dell’accusa non ha retto di fronte alle obiezioni del tutore dell’ordine e del suo avvocato.