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Guerra in Ucraina, Andrea Scanzi affossa Massimo Giletti: “Chiamatelo Barbaro d’Urso, che pena e imbarazzo”

Guerra in Ucraina: Massimo Giletti è finito al centro di aspre polemiche e critiche. Dopo Selvaggia Lucarelli, anche il collega giornalista e scrittore Andrea Scanzi l’ha duramente attaccato sui social network. L’ultima puntata del programma tv di La7 Non è l’Arena di Massimo Giletti è stata trasmessa da Odessa, la città assediata dai russi in Ucraina, e continua a far discutere.

Massimo Giletti e Andrea Scanzi – Foto: Dagospia.com

Dopo il duro scontro a distanza tra Selvaggia Lucarelli e Massimo Giletti, quest’ultimo è stato criticato duramente da Andrea Scanzi mediante un lungo post condiviso sulla sua seguitissima pagina Facebook.

“La sua spettacolarizzazione della guerra in Ucraina – ha scritto Scanzi su Facebook -, andata in onda domenica sera nella puntata in diretta di ‘Non è Salvini ma la Meloni’ su La7, rappresenta per distacco uno dei momenti più bassi, finti, mesti, caricaturali, cinici e imbarazzanti nella storia del giornalismo italiano. E più in generale nella storia dell’uomo. Giletti ha deliberatamente toccato un nuovo livello di sputtanamento giornalistico, esasperando quella sua continua voglia di inabissare etica e morale”.

Ha poi continuato: “Anchor-man cinico e calcolatore come nessuno, disposto a tutto pur di fare ascolti e generare polemiche, Giletti – tornato con la coda tra le gambe alla consueta domenica sera dopo il mezzo flop di inizio stagione al mercoledì – è sempre stato questa roba giornalistica qua. Molti lo chiamano ‘Barbaro d’Urso’, che peraltro per lui è pure un complimento (se non altro estetico)”. […]

Scanzi ha sottolineato: “Giletti ha intinto il microfono nel morboso più spinto. Prima il giornalista preferito da (quel che resta di) Salvini ha teatralmente raccolto una bandiera ucraina tra le macerie di un palazzo, chiedendo al suo cameraman di stringere l’inquadratura per mostrare ‘la polvere proveniente dal campo di battaglia’. Poi ha colpevolmente mostrato il corpo dilaniato di una ragazza soldatessa uccisa, sottolineando pure l’odore acre della morte”. […]

Ha poi concluso: “Nient’altro da aggiungere. Che pena, che imbarazzo, che tristezza”.