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Il lavoro dell’insegnante tra stress, aggressioni e trattamento economico umiliante

Il lavoro dell’insegnante è davvero difficile, importante, utile, significativo e molto travagliato. Tra stress, aggressioni fisiche e verbali e trattamento economico umiliante diventa un lavoro poco stimolante e attraente soprattutto in Italia. La dirigente dell’Osservatorio nazionale salute e benessere degli insegnanti (Onsbi), Caterina Fiorilli, è stata molto chiara a Wired.it: “Le ricerche condotte dall’Onsbi rivolte ai docenti hanno mostrato come il rapporto che si intrattiene con i propri alunni è proprio una delle principali cause di stress. Questa pressione è conseguenza della diversità e complessità delle richieste che provengono dagli studenti”.

Insegnante – Foto: Pixabay.com

La professoressa di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione presso l’Università Lumsa di Roma ha spiegato che “lo stress è maggiore per gli insegnanti delle scuole secondarie, così come per i dirigenti delle scuole secondarie, rispetto agli altri gradi scolastici, segno che lavorare con preadolescenti e adolescenti pone sfide molto elevate e si avverte un grande senso di responsabilità. Dopo la scuola c’è la società – ha aggiunto -, non sempre ben disposta ad accogliere i giovani, e non sempre un docente avverte di licenziare i propri studenti con buone capacità di gestire la propria vita fuori dalla scuola. Questo aumenta il senso di inefficacia degli insegnanti. Inoltre, lavorare con adolescenti è ormai molto spesso associato a maggiori rischi di violenza e aggressione nelle scuole”.

L’altro importantissimo fattore che incide sul lavoro degli insegnanti è il trattamento economico. “Il trattamento economico ha un’influenza sul benessere generale del lavoratore e sulla percezione del suo ruolo da parte della società – ha asserito Fiorilli a Wired.it -. Possiamo notare la recente importante conquista, da parte dei dirigenti scolastici, di un sostanzioso aumento di stipendio, più che giusto e motivato viso il ruolo svolto. Al contrario, il riconoscimento sociale degli insegnanti, che passa anche attraverso la retribuzione, tarda ancora ad arrivare”.

Secondo Fiorilli, per migliorare il benessere di questi lavoratori “si dovrebbe innanzitutto prevedere una valutazione periodica dei fattori di rischio psicosociale per la salute di dirigenti e docenti e poi stabilire interventi mirati per analizzare eventuali cause e progettare strategie di soluzione”. Occorre che i dirigenti scolastici prestino maggior attenzione alle richieste e alle necessità professionali e personali degli insegnanti ed è fondamentale creare gruppi di confronto e supporto con la presenza di esperti e consulenti interamente rivolti ai docenti.