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Impiegare gli avanzi per creare cosmetici green

La natura ci offre tanti elementi dai quali attingere per la nostra bellezza e salute ma, come accade con tutte le colture, anche quelle dedicate alla produzione di ecocosmesi possono esaurirsi o chiedere di essere alternate per non impoverire il terreno. Come può sposarsi, quindi, l’ecocosmesi con un impiego buono e positivo delle risorse naturali?

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La risposta arriva dalla scienza e dagli scarti, ovvero dalla pratica di impiegare sostanze di rifiuto per dare vita a cosmetici naturali, buoni e che sanno impiegare materiali che altrimenti verrebbero gettati. Precursore di questa scelta è stata la casa di cosmetici francese Caudalie, la cui fondatrice è la moglie di un grande imprenditore vinicolo della Francia. Stanca di sentir dire al marito quante vinacce venivano buttate ogni anno, la signora ha fatto delle ricerche in merito, scoprendo che le bucce e gli acini dell’uva contengono moltissimi principi attivi impiegabili in cosmetica.

Il business del marito è diventato il suo business e oggi Caudalie è uno dei marchi di ecocosmesi più amati in tutto il mondo. Bucce d’uva, scorze di mele e resti del frantoio vengono quindi analizzati e impiegati per dare vita a cosmetici di grande bontà, in quanto molte volte i materiali di scarto contengono molte più sostanze attive rispetto al frutto stesso. Di questo argomento ha discusso in un recente incontro il gruppo Cosmetici in Erboristeria di Cosmetica Italia che ha tenuto un convegno sull’argomento ad Expo Milano.

Gli studiosi si sono occupati di valutare non solo l’importanza della biodiversità nella preparazione dei prodotti, ma anche di valutare attentamente l’impiego degli scarti di produzione, in quanto si tratta di elementi ottimi, che verrebbero altrimenti buttati aumentando la mole dei rifiuti. Impiegandoli in cosmetica, questi prodotti acquistano una nuova vita e quindi possono diventare le basi per la produzione di cosmetici green e proposti ad un prezzo equilibrato per il consumatore finale.