Quantcast

Indignados in piazza, si allarga la protesta


Indignados
in piazza in sempre un maggior numero di città italiane. La rivolta, se così si può dire, partita da lontano, da New York per l’esattezza, è arrivata che nel nostro Paese, stretto nella morsa della crisi economica. A questo si aggiunge una classe politica, sempre più rissosa, che poco fa per  cercare di collaborare, ciascuno in base alle proprie capacità, a tirar fuori il Paese dalla crisi.
Inoltre, sta prendendo piede anche un altro atteggiamento tra i, per così dire, rivoltosi. Basandosi anche sulle opinioni di alcuni Nobel per l’economia, si sta diffondendo l’idea di non voler pagare il debito.

Una soluzione del genere, che difficilmente  potrebbe essere praticabile, vorrebbe dire buttare a mare il lavoro di costruzione della comunità economica europea, e non solo.
Del resto, l’Italia è oppressa dall’enorme debito pubblico, situazione che non si è certo generata negli ultimi 20 anni, ma che ha origini lontanissime, ben oltre 30 anni fà.
Ma, per far in un certo senso la cronaca della giornata, va detto che a Bologna dove i manifestanti protestavano contro la Casta, sono entrati in contatto con le forze di Polizia  e ne è nato un parapiglia con due manifestanti finito a terra.
A Trento, nelle proteste davanti alla sede di Bankitalia, è stato esposto uno striscione con la scritta: ”Noi il debito non lo paghiamo”.

A Roma, gli indignados hanno invaso via Nazionale, all’altezza della sede di Bankitalia, dove dovrebbe recarsi anche il Presidente Napolitano. Le forze dell’ordine hanno chiuso l’importante arteria capitolina, ma i manifestanti sembra che siano intenzionati a continuare nella loro protesta almeno fino a sabato 15.
La situazione sta diventando sempre più difficile e la tensione comincia a diventare, quasi, palpabile. E nulla fanno le forze politiche per cercare di stemperare gli animi, anzi la rissosità tra maggioranza e opposizione è sempre a livelli di guardia.