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Irrational Man, la recensione

Irrational Man segna il ritorno alla regia di Woody Allen, in un film definito come genere thriller, ma che forse si avvicina più ad un movie noir dai toni drammatici. La pellicola narra la storia di Abe, un professore di filosofia che ha perso ogni interesse per la vita e decide di trasferirsi nell’università di una piccola cittadina. Nel contesto sociale limitato, la sua fama di gran seduttore lo precede, e Abe incontra la collega Rita Richards, convinta di instaurare una relazione con lui per buttarsi alle spalle un matrimonio fallito.

La migliore studentessa del corso, Jill Pollard, subisce però il fascino del docente. Un giorno i due ascoltano la lamentele di una madre che si è vista togliere la tutela del figlio da parte di un giudice insensibile e da quel momento scatta una miccia nella mente di Abe, che decide di riscattarsi dal suo periodo di torpore e di fare qualcosa per la donna, per dare un nuovo senso alla sua esistenza.

La prima parte del film è legata dal filo rosso di un unico stato d’animo, il disagio, che viene provato con generosità da tutti i protagonisti coinvolti nella narrazione. Abe sente il disagio per la vita, la collega Rita sente disagio per il suo matrimonio naufragato e la studentessa Jill avverte disagio per le scelte che sta per compiere.

Nella seconda parte nasce in Abe l’idea della morte come unica via di scampo da una realtà soffocante quanto limitante, che non sa regalargli emozioni, affetti o colpi di scena. Woody Allen si affida quindi a questo pensiero filosofico per giustificare le gesta del suo protagonista, che sceglie di operare per cercare una certa soddisfazione dalla vita, in quanto niente e nessuno sa più risvegliare in lui l’amore per l’esistenza.

Protagonista assoluto della pellicola è un carismatico Joaquin Phoenix, che allo zenith della sua ritrovata carriera sa mettersi in gioco con il maestro della commedia e interpretare una delle pellicole forse più speciali per quanto riguarda il messaggio trasmesso al pubblico. Se nel fiume di opere proposte da Woody Allen molti sono gli argomenti che si ripetono, in Irrational Man lo spettatore attento può ritrovare la casualità che sa aprire porte inaspettate, ma anche la volontà di fare qualcosa quando si arriva al limite e ci si stanca di vedere la vita che scorre al proprio fianco con le sue crudeltà e il suo triste fascino, almeno per quanto riguarda la visione dell’autore.

Joaquin Phoenix è un professore ‘stropicciato’, in balia di una splendente Emma Stone, studentessa che non demorde e che si rivela affascinata dalla sua allure così controversa. Se Phoenix incarna quindi il protagonista e il tema del delitto senza castigo, tema carissimo ad Allen, la giovane ne incarna l’opposto, ovvero diventa una sorta di crocerossina che propone allo spettatore una visione completamente diversa dell’esistenza e della realtà.

Il risultato è una pluralità di punti di vista, che delimitano un film piuttosto noir, che nulla ha a che vedere con la commedia e che si rivela interessante per chi ama la visione stralunata del maestro Allen, questa volta sottolineata e resa più chiara rispetto a pellicole precedenti quali Crimini e Misfatti e Match Point.