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La Chiesa dice sì alla cremazione, ma solo a certe condizioni

Da sempre, la Chiesa cattolica ha avuto una posizione piuttosto intransigente in fatto di cremazione e di altre pratiche diverse dall’inumazione per dare l’addio a un caro estinto. Ma, oggi, ci sono interessanti aperture.

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La Chiesa “continua a preferire la sepoltura dei corpi poiché con essa si mostra una maggiore stima verso i defunti”, ma viene precisato oggi che “la cremazione non è vietata, a meno che questa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana”. Se si segue la linea cattolica, però, le ceneri non possono essere disperse nell’ambiente né conservate in casa né tantomeno divise in famiglia o conservate in gioielli o altri oggetti.

Come fare, allora? Dopo la cremazione, le ceneri devono essere custodite in un luogo sacro, ovvero in un cimitero, o in una chiesa o in un’area appositamente dedicata. A fare chiarezza su un tema tanto spinoso ci ha pensato la Congregazione per la Dottrina della Fede, guidata dal cardinale Gerhard Müller. Fino a oggi, mancava infatti una normativa canonica sulla conservazione delle ceneri, anche se era prassi, almeno in Italia, che si potessero cremare i defunti cattolici, a patto di non disperdere le ceneri.

La Chiesa non si oppone a tale pratica, “poiché la cremazione del cadavere non tocca l’anima e non impedisce all’onnipotenza divina di risuscitare il corpo e quindi non contiene l’oggettiva negazione della dottrina cristiana sull’immortalità dell’anima e la risurrezione dei corpi”. Ovviamente, in caso di disposizione contrarie del defunto, va data sempre priorità alle volontà di quest’ultimo.