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La scomparsa di Paolo Villaggio: addio al ragioniere della porta accanto

Quando la notizia è stata battuta dalle prime agenzie, gli italiani sono rimasti attoniti di fronte a quello che hanno sperato, fino alla fine, fosse l’ennesimo beffardo scherzo di uno dei suoi personaggi.

Il sentimento che è inizialmente prevalso tra le foltissime schiere dei suoi sterminati ammiratori è stato il senso di incredulità, l’incapacità di accettare una realtà che travalica tragicamente la finzione cinematografica, come se l’immortalità delle sue maschere indimenticabili dovesse trasferirsi, in virtù di una incontestabile proprietà transitiva, all’uomo ed all’attore.

Paolo Villaggio – Foto: Facebook

Il rag. Ugo Fantozzi non può morire, è un amico di famiglia che ci accompagna benevolmente da oltre 40 anni, un compagno di viaggio con cui abbiamo condiviso le nostre ansie e le nostre paure, un maestro ci ha insegnato ad affrontare i nostri complessi di inferiorità e le contrarietà della vita sempre con il sorriso sulle labbra.

Quando scompare un personaggio di incommensurabile talento, come Paolo Villaggio, è un’impresa improba evitare che la celebrazione delle sue straordinarie qualità artistiche ed interpretative non indulga nella retorica di circostanza.

Ma è indubbio affermare che ci ha lasciato l’ultimo grande attore comico vivente, che ha segnato la storia della cinematografia nazionale degli ultimi decenni con rappresentazioni memorabili, sullo stesso piano delle mirabili maschere della commedia dell’arte italiana, portate sulla scena da mostri sacri come Totò ed Alberto Sordi.

Al principe De’ Curtis, Paolo Villaggio è stato accomunato per aver subito il reiterato ostracismo di buona parte della critica, che ha snobbato a lungo l’apparente disimpegno dei suoi film, forse perché non riusciva a percepire il segreto dell’enorme popolarità che riscuotevano nelle sale.

Ad “Albertone” è stato invece accostato per la feroce e, spesso, amara ironia, con cui ha tratteggiato i vizi ed i tic dell’italiano medio, esasperandone l’aspetto caricaturale con caratterizzazioni magistrali.

Ma Paolo Villaggio ha integrato una personalità artistica unica ed originale, un attore eclettico e poliedrico, in grado di attraversare con disinvoltura tutti i registri interpretativi, dalla comicità esilarante delle migliori pellicole di Fantozzi alla recitazione drammatica e surreale nelle acclamate opere di maestri come Fellini      (“ La voce della luna”) e Olmi ( “Il segreto del bosco vecchio” ), che gli sono valsi significativi riconoscimenti  (rispettivamente il David di Donatello ed il Nastro d’Argento) anche se, forse, inferiori a quelli che la sua irripetibile carriera avrebbe meritato.

Non va inoltre dimenticata la sua opera di apprezzato scrittore di libri, sceneggiatore, doppiatore ed autore di testi teatrali e musicali.

Non tutti sono a conoscenza del sodalizio con un altro immenso artista, quale Fabrizio De Andrè, genovese come lui, di cui era stato grande amico, che ha prodotto alcuni indimenticabili capolavori come “Il fannullone” e “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers ”.

Ma, al là delle molteplici sfaccettature del suo indiscutibile talento, la sua dilagante popolarità rimane indissolubilmente legata alla geniale creazione del protagonista principe della sua filmografia, nel quale ha finito inevitabilmente quasi con l’immedesimarsi in un rapporto simbiotico.

Paolo Villaggio – Foto: Wikipedia.org

Il rag. Ugo Fantozzi, concepito inizialmente sulla carta stampata e solo in un secondo momento assurto agli onori del grande schermo, è diventato un’icona transgenerazionale, che ha attraversato oltre quarant’anni della nostra storia, conservando immutata la sua attualità e la sua carica di amara comicità, le cui vicende suscitano tuttora la spontanea ilarità dei giovani di oggi, cosi’ come ieri hanno indotto al riso i loro padri ed i loro nonni.

I film interpretati dal mitico ragioniere mantengono intatta nel tempo la loro “vis comica” e, come accade solo per i più grandi (come appunto Totò ed Alberto Sordi), ogni volta che vengono rappresentati scatenano la divertita partecipazione degli spettatori, anche se le battute sono perfettamente conosciute a memoria da ognuno di noi.

Acuto osservatore dei costumi e dei tipici difetti della razza italica, Paolo Villaggio ha costruito accuratamente il suo personaggio, mutuandolo dal contesto della pregressa esperienza lavorativa presso una grande azienda siderurgica, popolata di mediocri ragionieri e geometri, di segretarie arrembanti e, ovviamente, di “ mega direttori galattici “, ossia l’intero campionario di quella grottesca umanità che ha saputo fondere con insuperata maestria nelle storie che ha raccontato.

Con Fantozzi, l’artista genovese ha innovato profondamente il lessico nazionale come e più di affermati ed autorevoli intellettualoidi contemporanei.

Alcune locuzioni sono prepotentemente entrate nel linguaggio comune (“la poltrona in pelle umana”, “la corazzata Kotiomkin è una cagata pazzesca “, ”…. Peroni familiare ghiacciata, tifo indiavolato e rutto libero”),cosi’ come l’uso strampalato ed originalissimo del congiuntivo deformato ( facci, dichi, batti, venghi ), che caratterizza i dialoghi degli interpreti.

paolo-villaggio-morto

Ma non è solo il profilo di questo tenero cialtrone, campione di servilismo e di ipocrisia che rimarrà eternamente nei nostri cuori, ma tutto il mondo che gravita nel microcosmo del rag. Fantozzi, gli indimenticabili colleghi d’ufficio, Filini, il perfido geometra Calboni, la signorina Silvani, amore impossibile della sua vita, la signora Pina, la scimmiesca figlia Mariangela, i mega direttori di turno, che costringono gli impiegati ad assecondare le loro maniache e monotematiche inclinazioni (dall’organizzatore di improbabili cineforum, imperniati sulla proiezione ed il conseguente dibattito su noiosissimi film di autori semisconosciuti in lingua originale, al fissato di impervie gare ciclistiche o al patito del biliardo ).

Questo geniale caleidoscopio di personaggi, immagini, sequenze memorabili sopravviverà per altri decenni al suo creatore, imprimendo comunque una traccia indelebile nella storia della cultura e dello spettacolo del nostro paese.

E credo che, per la smisurata dose di buonumore che ha saputo regalarci fino ad oggi e continuerà ad accompagnarci ogni volta che avremo occasione di rivedere le sue gag, la gratitudine di tutti gli italiani accompagnerà per sempre Paolo Villaggio/Ugo Fantozzi anche nella sua ultima recita.

“ Facci buon viaggio, caro ragioniere, e sappi che noi quaggiù continueremo a stimarla moltissimo, ma che ci mancherà davvero tanto”.

TEROS

A cura di Rosario Testa