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Luigi Di Maio elenca gli impresentabili di PD e FI alle elezioni politiche 2018

Luigi Di Maio ha elencato gli impresentabili del Partito Democratico, della Lega Nord e di Forza Italia alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 sul Blog delle Stelle. Il candidato pentastellato alla presidenza del Consiglio dei ministri ha elencato i nomi dei 23 impresentabili e ha attaccato il leader del Partito Democratico Matteo Renzi, perché ha rinnegato la lezione morale di Enrico Berlinguer.

Luigi Di Maio con Beppe Grillo – Foto: Facebook

«Renzi ci dice che noi abbiamo candidato nelle nostre liste un amico degli Spada – ha scritto l’autorevole esponente del Movimento Cinque Stelle su Facebook – Rispondo io: proprio tu che sei segretario di un partito che ha preso soldi da Buzzi? Tu che hai preso soldi da Mafia Capitale per le Europee?».

Luigi Di Maio del M5S ha poi elencato gli impresentabili degli altri partiti politici, che “devono sparire dalle liste”, a partire dal presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, “indagato a Pescara e all’Aquila in un’inchiesta sugli appalti regionali”.

Dietro di lui spunta “Vito Vattuone che ha dal 29 gennaio scorso – sottolinea Luigi Di Maio – una richiesta di rinvio a giudizio, capolista del Pd nel collegio plurinominale per il Senato in Liguria, uno dei tanti politici candidati e coinvolti nelle vicende sui rimborsi regionali”.

Per il Lazio spuntano i nomi di “Claudio Mancini (proporzionale Camera Latina), Carlo Lucherini (uninominale Senato Guidonia), Bruno Astorre (proporzionale Senato), Claudio Moscardelli tutti coinvolti nell’inchiesta sui rimborsi e le spese di rappresentanza del gruppo alla Pisana fra il 2010 e il 2012, rinviati a giudizio lo scorso settembre“.

Ferdinando Aiello, Brunello Censore e Antonio Scalzo si presentano in Calabria nonostante siano stati “rinviati a giudizio nel luglio scorso”, seguiti da Angelo D’Agostino, “imputato in un processo a Roma per una storia di certificati falsi per appalti pubblici”. Vittorino Facciolla, assessore regionale all’Agricoltura in Molise, è “indagato nell’ambito di un’indagine sui Peu (Progetti Edilizi Unitari), fondi per la ricostruzione post sisma in Molise”.

Per quanto riguarda la sua regione, la Campania, spicca “De Luca junior, candidato ovviamente a Salerno che è imputato di bancarotta fraudolenta per il crac della società immobiliare Ifil, poi c’è il “sottosegretario Umberto Del Basso De Caro, accusato di tentata concussione”.

Nelle fila del centrodestra figurano oltre a Luigi Cesaro, anche “Antonio Angelucci, premiato per la sua assidua presenza in Parlamento (99.59% di assenze) e per i risultati – scrive Luigi Di Maio – sul fronte giudiziario con una condanna in primo grado a un anno e 4 mesi per falso e tentata truffa per i contributi pubblici percepiti tra il 2006 e il 2007 per i quotidiani Libero e il Riformista; oltre un indagine in corso in merito a un’inchiesta sugli appalti nella sanità della procura di Roma. Per lui il posto di capolista alla Camera nel Lazio”.

Ci sono Ugo Cappellacci (capolista in Sardegna, ex governatore, per lui chiesta condanna per abuso d’ufficio nel processo scaturito nell’inchiesta sulla cosiddetta P3; condannato in secondo grado a restituire alla Regione Sardegna circa 220 mila euro. Condannato a due anni e mezzo di reclusione per il crac milionario della Sept Italia), Michele Iorio, (candidato al Senato in Molise, condannato “dalla corte d’appello di Campobasso a 6 mesi di reclusione per abuso d’ufficio e a un anno di interdizione dai pubblici uffici”) e Urania Papatheu, “candidata nel Catanese, con una condanna in primo grado per gli sperperi dell’ex Ente fiera di Messina”.

Anche il capitolo relativo agli impresentabili della Lega Nord riserva grosse sorprese! In primis spicca il fondatore Umberto Bossi che dello slogan “Roma ladrona” ha fatto il suo cavallo di battaglia, che è stato “condannato a 2 anni e 3 mesi per aver usato i soldi del partito, provenienti dalle casse dello Stato a fini privati”. Poi c’è Edoardo Rixi, “assessore regionale in Liguria e imputato per le spese pazze in regione Liguria: si sarebbe fatto rimborsare spese private con soldi pubblici”. Non poteva mancare Roberto Formigoni, capolista al Senato con Noi con l’Italia in Lombardia, nonostante sia “condannato per corruzione a sei anni e imputato in altri processi“.