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Mafia a Bari: 104 arresti, fermato anche imprenditore antiracket

Mafia a Bari: 104 arresti nell’ambito della maxi operazione “Pandora” dei carabinieri del Raggruppamento operativo speciale (Ros) contro la criminalità organizzata pugliese. I carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 104 presunti affiliati ai clan Mercante-Diomede e Capriati. Le accuse riguardano il 416 bis e una serie di reati che vanno da 3 tentati omicidi a rapine, furti, usura, estorsioni e traffico di stupefacenti.

Immagine che riprende i Carabinieri durante una azione di lavoro

Dopo 12 anni di inchiesta, gli inquirenti hanno disarticolato i due clan mafiosi attivi a Bari e provincia. Centoquattro arresti, compreso il titolare di una società di vigilanza privata e vicepresidente dell’Associazione Antiracket e Antiusura di Molfetta Roberto De Blasio. Gli indagati sono 121.

Secondo i pm, l’imprenditore De Blasio si sarebbe letteralmente infiltrato nell’antiracket. “Il personaggio è tale – ha spiegato il capo della Dda barese, Giuseppe Volpe – che in una intercettazione alcuni sodali dicono tuo fratello come si è trovato in mezzo ai ragazzi, come ha fatto ad essere ragazzo di Pinuccio il drogato? (Il capo clan Giuseppe Mercante, ndr)”. All’imprenditore, la Dda contesta il reato di associazione mafiosa e dagli atti risulta che il suo ruolo di partecipe nell’organizzazione sia stato formalizzato con un vero e proprio rito di affiliazione.

Dall’inchiesta sono emersi lo svolgimento di rituali di affiliazione, la disponibilità di armi, anche da guerra, e rapporti con esponenti della società foggiana e della Sacra Corona Unita di Lecce. “A Bari si fanno ancora le affiliazioni con i riti classici e i santini che neppure nella magia foggiana fanno più – ha sottolineato il procuratore di Bari Giuseppe Volpe – la Direzione distrettuale antimafia è viva più che mai e colpisce ancora le organizzazioni criminali. Gli strumenti investigativi sono stati le intercettazioni delle corrispondenze in uscita dal carcere fino a quando è stato concesso dalle norme, le intercettazioni ambientali e telefoniche e le dichiarazioni acquisite e riscontrate dei collaboratori di giustizia”.

Secondo gli inquirenti al vertice di queste organizzazioni criminali pugliesi c’era Giuseppe Mercante, con potere “di vita e di morte” sui suoi affiliati. Nelle intercettazioni Mercante viene definito “uomo di pace” per la sua capacità di “comporre i dissidi interni al clan e con gli altri gruppi criminali”, hanno spiegato i pm. Durante un delle lezioni al bar, il boss aveva spiegato: “Nella vita tre cose sono importanti: omertà, rispetto, dignità dell’uomo”.

Il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho, ha espresso vicinanza al procuratore Giuseppe Volpe e a tutti i magistrati della Procura barese per la vergognosa situazione del Palagiustizia di via Nazariantz, sede della procura e dell’ufficio del Gip-Gup, che da ormai tre settimane è inagibile per pericolo di crollo e deve essere sgomberato. “Bari è una procura di punta nel contrasto alle mafie – ha detto il procuratore nazionale antimafia – Lasciarla priva di una sede, senza gli elementi necessari per sviluppare il proprio lavoro, è gravissimo”.