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Mafia, il pm Nino Di Matteo sulle scorte a Saviano e Ingroia: “Boss e poteri collusi non dimenticano”

Mafia, il pm Nino Di Matteo ha commentato il caso delle scorte a Saviano e Ingroia lanciando un monito molto significativo e importante all’attuale Governo a guida M5S e Lega e all’intera classe politica italiana.

Il 56enne magistrato palermitano, che è sotto scorta dal 1993, indaga sulla Trattativa Stato-mafia e sulle stragi di mafia in cui sono stati uccisi i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e gli agenti delle rispettive scorte. Di Matteo ha più volte parlato della compenetrazione tra mafia e potere.

La polemica sollevata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini sulla scorta allo scrittore di Gomorra Roberto Saviano è stata commentata così dal pm antimafia Nino Di Matteo: “Io credo che chi ricopre incarichi istituzionali dovrebbe conoscere bene la mentalità dei mafiosi per evitare che determinate dichiarazioni possano diventare nella mente dei mafiosi un segnale di delegittimazione e di isolamento di un bersaglio. Io vorrei che in Italia si ricordasse un po’ di più che soprattutto in terra di mafia molti scortati, assieme ai carabinieri i poliziotti che li proteggevano, sono saltati in aria e sono morti. Su Saviano non conosco nello specifico la sua situazione di rischio – ha precisato Di Matteo – quindi non mi permetto di entrare nel merito però mi sarei aspettato che questioni così delicate fossero trattate soltanto ed esclusivamente davanti agli organismi competenti”.

La notizia della revoca della scorta anche ad Antonio Ingroia, ex procuratore aggiunto di Palermo e memoria storica del processo sulla trattativa tra Stato e mafia, disposta a maggio poco dopo la sentenza del processo Stato-mafia quando ancora ministro era Marco Minniti, sta scatenando aspre e durissime polemiche. “Mafia e poteri collusi non perdonano e non dimenticano – ha spiegato Di Matteo – Preoccupa quindi la revoca della scorta a un ex magistrato che si è esposto così tanto per la ricerca della verità. Questo è un Paese che non può perdere la memoria. Io penso e spero tanto che tutte le istituzioni e anche questo Governo si rendano conto finalmente che la questione mafiosa, la lotta alla mafia, è e deve essere una delle questioni principali delle agende di qualsiasi Governo, di qualsiasi colore esso sia”.