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Mafia, monsignor Michele Pennisi: “La criminalità organizzata non è più un’emergenza solo del Sud”

Mafia, il monsignor Michele Pennisi ha spiegato in una recente intervista che la criminalità organizzata non è più un’emergenza solo del Sud, ma anche al Centro e al Nord. L’arcivescovo di Monreale, che fa parte del gruppo di studio sulla criminalità organizzata nel Dicastero vaticano per lo Sviluppo umano integrale, vuole che la scomunica ai mafiosi venga estesa in tutta Italia.

«I clan vanno dove ci sono i soldi e con la crisi è più conveniente per loro fare affari lontano dalle loro terre sempre più impoverite – ha spiegato Pennisi a Vatican Insider – e intrecciare rapporti con potentati economici e politici in ogni regione. Cerchiamo nuove strade per combattere la mafia sensibilizzando la società civile e le istituzioni contro il crimine organizzato», precisa Pennisi, «la mafia danneggia la Chiesa e la mentalità ecclesiale perché propone modelli opposti alla Chiesa».

Poi ha parlato di scomunica ai mafiosi. «Abbiamo innanzitutto definito le condizioni per la conversione dei mafiosi che non può essere ridotta a un fatto intimistico ma deve avere una dimensione pubblica – ha sottolineato -, essere seguita da una riparazione del male fatto, da una richiesta di perdono alla vittime e dall’abbandono della criminalità organizzata. Chi non si converte è fuori dalla comunione ecclesiale, è scomunicato. E la scomunica comminata è una pena medicinale, un monito in vista di un possibile ravvedimento e della conversione. Perciò la legge penale universale deve contenere una configurazione del delitto canonico di mafia la più ampia possibile – ha asserito -, perché il fenomeno assume oggi contorni globali. Ci siamo chiesti perché la scomunica non valga in quei luoghi in cui vi sia la presenza di associazioni mafiose, i cui aderenti non risultano invece colpiti da scomunica in assenza di un decreto formale da parte dei singoli vescovi o delle conferenze regionali o nazionali».

I mafiosi non hanno reagito bene alla proposta del monsignor Pennisi: «In diverse carceri nelle quali sono stato in visita nell’ultimo periodo, qualche direttore o cappellano degli istituti di pena mi ha detto esplicitamente che non era opportuna la mia presenza nei reparti dove sono detenuti mafiosi perché c’erano state da parte loro delle proteste per la nostra ribadita proclamazione della scomunica per chi fa parte della mafia. Con i cappellani delle carceri e con il loro coordinatore don Raffaele Grimaldi ci siamo impegnati a spiegare ai mafiosi cos’è la scomunica portando anche il messaggio del segretario del dicastero per lo Sviluppo integrale, monsignor Bruno Maria Duffé».