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Mafia, sequestrato il tesoro del boss Totò Riina

Mafia, sequestrato il tesoro del boss siciliano Totò Riina: il feroce criminale originario di Corleone aveva 1,5 milioni di euro di case, società e terreni. Il capo di Cosa Nostra meglio conosciuto con i soprannomi û curtu, per via della sua bassa statura, e La Belva, adottato per indicare la sua ferocia sanguinaria, è attualmente in carcere e i suoi avvocati avevano chiesto la scarcerazione del criminale siciliano perché è anziano e malato, scatenando una raffica di indignazione e polemiche politiche e la dura reazione della Direzione Nazionale Antimafia. A 25 anni dalla strage di via D’Amelio, due importantissime operazioni contro Cosa Nostra hanno scardinato il sistema di potere e malaffare riconducibili al clan Brancaccio – controllava tutto Pietro Tagliavia, ai domiciliari, con l’aiuto anche di Giuseppe Lo Porto (fratello dell’operatore umanitario ucciso da un drone Usa) – e alla famiglia di Totò Riina.

Totò Riina – Foto: Liberoquotidiano.it

Beni per oltre un milione e mezzo di euro (localizzati prevalentemente nelle province di Palermo e Trapani, e sono costituiti da 3 società, una villa, 38 rapporti bancari e, soprattutto, numerosi terreni di cui si è accertata l’attuale disponibilità al capo mafia corleonese) sono stati sequestrati dai Carabinieri del Ros coadiuvati da quelli del Comando Provinciale di Palermo e Trapani al boss mafioso Totò Riina, dando così esecuzione a un decreto di Sequestro beni emesso dal Tribunale di Palermo su proposta della Procura della Repubblica di Palermo. Le indagini patrimoniali condotte dal ROS “costituiscono il completamento della più generale attività di contrasto condotta dai Carabinieri nei confronti del potente mandamento mafioso di Corleone, uscito depotenziato negli ultimi 5 anni dagli esiti delle indagini Patria, All Stars e Grande Passo, ed ha consentito di individuare e colpire il patrimonio occulto riconducibile a Salvatore Riina, alla moglie Ninetta Bagarella e ai figli, Giuseppe Salvatore, Maria Concetta e Lucia”.

Secondo gli inquirenti “è emersa la significativa e continuativa disponibilità di denaro contante della famiglia, ed in particolar modo della moglie la quale, malgrado i molteplici sequestri di beni mobili subiti nel tempo ed a fronte dell’assenza di redditi ufficiali, è riuscita a emettere nel periodo 2007-2013 assegni per un valore di oltre 42.000 mila euro a favore dei congiunti detenuti”.

Il sequestro comprende, inoltre, la villa di 5 vani sita a Mazara del Vallo via degli sportivi 42, in cui, in passato, nei periodi estivi Salvatore Riina avrebbe trascorso la latitanza con il proprio nucleo familiare. Le indagini “hanno ricondotto l’effettiva proprietà dell’immobile, intestata a un prestanome, a Salvatore Riina il quale, dopo la sua cattura avvenuta nel gennaio del 1993, la cedeva al fratello Gaetano che l’ha occupata ininterrottamente attraverso un fittizio contratto di locazione”.

Il clan di Brancaccio gestiva il sistema di racket, minacce ed estorsioni per un giro di affari che raggiungeva mezza Italia, dalla Sicilia all’Emilia Romagna, per ben 60 milioni di euro. In manette sono finiti il boss Pietro Tagliavia – che governava dai domiciliari, la cui famiglia è coinvolta nelle stragi del 92 e 93 – e Giuseppe Lo Porto, fratello di Giovanni, che fino a due anni e mezzo fa organizzava conferenze stampa per chiedere giustizia per il fratello. Ora si è scoperto che Lo Porto è legato al clan Brancaccio. Gestiva la cassa e le estorsioni per poi organizzare l’invio di denaro ai detenuti.