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Mafia a Taranto, finiscono in carcere il sindaco di Avetrana e un ex assessore di Manduria

Mafia a Taranto: sono finiti in carcere il sindaco di Avetrana Antonio Minò e l’ex assessore allo Sport di Manduria Massimiliano Rossano. La Polizia di Stato di Taranto ha eseguito 27 misure cautelari personali (20 in custodia cautelare in carcere e 7 agli arresti domiciliari), nei confronti di altrettanti soggetti – fra i quali anche ex ed attuali politici ed amministratori comunali – ritenuti responsabili, a vario titolo e in concorso tra loro, di associazione di tipo mafioso, scambio politico elettorale – mafioso, estorsione, corruzione, rapina, riciclaggio, lesioni personali, danneggiamento, detenzione illegale di armi da fuoco e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Il sindaco di Avetrana Antonio Minò – Foto: Facebook

Secondo la Procura Distrettuale Antimafia il clan, diretto da Antonio Campeggio (detto ‘Tonino scippatore’), Antonio Buccoliero (detto ‘Peppolino capone’) e Francesco D’Amore, non si occupava soltanto di spaccio di stupefacenti, estorsioni e riciclaggio di merce rubata, ma era riuscito a infiltrarsi nel tessuto economico-imprenditoriale locale e operava in diversi settori: dall’aggiudicazione di appalti pubblici alle estorsioni, dall’imposizione nelle attività di movimento terra al riciclaggio, creando un clima di intimidazione nei confronti di numerosi imprenditori locali che venivano così soggiogati al sistema mafioso.

Il primo cittadino di Avetrana  Antonio Minò, infermiere professionale ed ex presidente dell’associazione Avetrana soccorso, è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa per aver favorito assunzioni al 118 imposte dal clan ed è attualmente in carcere.

L’ex assessore comunale allo Sport di Manduria, Massimiliano Rossano, è in carcere con l’accusa di aver ricevuto una tangente per i lavori alla pista di pattinaggio.

Ai domiciliari sono finiti anche il sindaco di Erchie Giuseppe Margheriti e l’ex vicesindaco Domenico Margheriti con l’accusa di corruzione aggravata per una tangente da 80mila euro ricevuta per favorire un appalto da un milione di euro per lavori nella zona industriale. Il sindaco Margheriti è inoltre accusato di aver mandato segnalazioni false alla Regione ed emesso un’ordinanza per bloccare un cantiere eolico in cambio della promessa di una percentuale sul subappalto che una ditta vicina al clan voleva ottenere per i lavori di movimento terra nel cantiere.

Il questore di Taranto Stanislao Schimera ha dichiarato ai giornalisti: “In questa inchiesta si assiste a una inversione di tendenza perché sono i pubblici amministratori a rivolgersi ai mafiosi e chiedere aiuto e voti per poi fare il loro gioco”.