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Maria De Filippi su Raffaella Carrà: “Era acuta, intelligente e sensibile”

Maria De Filippi è tornata a parlare della grande e unica icona dello spettacolo italiano, Raffaella Carrà, durante un’intervista rilasciata ad Andrea Malaguti per “Specchio – La Stampa”. La grande regina della televisione italiana è morta il 5 luglio alle 16:20 all’età di 78 anni dopo una breve malattia.

Raffaella Carrà e Maria De Filippi – Foto: Facebook

La famosa e popolare conduttrice tv di C’è posta per te, Uomini e Donne e Amici ha ricordato la mitologica Carrà: «La guardavo in tv cantare, condurre “Canzonissima”, ballare il “Tuca tuca” con Alberto Sordi, far finta di non sapere quanti fossero i fagioli Anzi, forse lo sapeva, me lo sono sempre domandato. Poi, quattro anni fa, mi è stato chiesto di partecipare ad una sua trasmissione – ha detto Maria la Sanguinaria – e finalmente l’ho conosciuta di persona. Quell’intervista è stata per me molto importante perché a volte ti fai un’idea di una persona attraverso la televisione e vedere che la realtà corrisponde al tuo pensiero, è importante. Mi pare di essere stata estremamente sincera con lei, penso di aver colto nel suo sguardo la stessa sincerità e un po’ di stupore, a volte, su alcune considerazioni che facevo. Era acuta, intelligente, sensibile, conduceva fingendo di non condurre, ristabilendo davanti alle telecamere quella che era la verità».

In merito al fatto di essere un’acclamata icona gay, Maria ha voluto fare una puntualizzazione: «Era un’icona e basta. Per gli etero perché aveva coraggio di fare quello che tutti pensavano ma non avevano il coraggio di fare. Per i gay perché magari ballava vestita da suora sexy cantando un successo dei Beatles con i ballerini mezzi nudi che si muovevano come se fossero a cavallo. E poi raccontava di essere cresciuta da sola con sua madre. E questo le consentiva di dire che non c’è nessun problema in una famiglia costituita da due uomini o da due donne».

La moglie del celebre conduttore e autore tv Maurizio Costanzo ha parlato anche di omofobia e ddl Zan: «È triste constatare che sia così. Ma quando un diciottenne si suicida a Torino perché non riesce a sopportare il bullismo omofobo o a Crotone un quindicenne viene pestato sul lungomare perché gay, si è costretti a ribadire per legge che gli orientamenti sessuali delle persone non devono interessarci. Il bollettino quotidiano di violenze e intimidazioni dovrebbe spaventarci».

E poi ancora: «La libertà di espressione è un caposaldo fondamentale di ogni democrazia, ma non è intellettualmente onesto confondere la libertà di espressione con la libertà d’insultare, discriminare o istigare ad atti di violenza e, in un certo qual modo, giustificarli. Il dibattito sul decreto Zan ha assunto, come sempre accade in Italia, connotazioni e strumentalizzazioni di parte. Ma qui non siamo di fronte a una questione di parti o di partito, ma a una questione di civiltà».