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Marilù Mastrogiovanni su Facebook: “Sono stata mandata alla sbarra per direttissima, senza potermi difendere”

Marilù Mastrogiovanni è la direttora de Il Tacco d’Italia che da anni conduce una durissima battaglia contro gli intrecci pericolosi e milionari tra mafia, imprenditoria e politica. Ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti (premi Articolo 21, Borsellino, Mattarella…) per il suo lavoro di frontiera, l’ultimo in ordine di tempo il premio “Ambiente e Legalità” indetto da Legambiente e Libera destinato ad amministratori, giornalisti, magistrati e forze dell’ordine premiati per il loro impegno nella lotta all’ecomafia e alla criminalità organizzata.

Marilù Mastrogiovanni – Foto: Facebook

Due anni fa sono state sequestrate e oscurate tre scottanti inchieste giornalistiche di Marilù Mastrogiovanni sui rapporti tra politici, imprenditori e criminalità a Casarano, dopo che la Igeco l’aveva querelata.

Ieri Marilù ha denunciato sulla sua pagina Facebook di essere stata mandata alla sbarra per direttissima, senza potersi difendere.

“Dopo il sequestro, è stato emesso un decreto di citazione diretta a giudizio, cioè sono stata mandata alla sbarra per direttissima – ha scritto Marilù -, senza potermi difendere né passare dall’udienza preliminare. Oggi dunque è iniziato il ballo. Ho scattato questa foto davanti al Tribunale di Lecce, che vedete sullo sfondo: campeggiano la storica foto di Falcone e Borsellino e le bandiere italiana ed europea. Non vi dirò che affronto questa cosa col sorriso. Non c’è niente da ridere: sono inca**ata nera, anche se sicura del fatto mio. Non vi dirò che tutto va bene e che il Bene vincerà sul Male. Vi dirò che io vado avanti e non mi fermo. Vi dirò che se non fossi stata sicura di voler fare la mia parte, come cittadina, questo lavoro non l’avrei neanche iniziato”.

La giornalista leccese ha poi proseguito: “Questo è un mestiere di servizio e non di potere, e quando lo fai così è ovvio che cerchino di fermarti in tutti i modi. Tutti. È ovvio, ma non è giusto né normale. Per questo mi difende la FNSI con l’avvocato Francesco Paolo Sisto e Roberto Eustachio Sisto. Vado avanti perché voglio vedere come va a finire. E perché penso che ci sia un solo modo per guardarsi allo specchio tutti i giorni: nobilitarsi lavorando e fare il proprio dovere fino in fondo. È così che il noi vince e non è una formula vuota”.