Biagio Antonacci su Mia Martini: “Certe persone mi dissero di non lavorare con lei perché portava sfortuna”

Biagio Antonacci ha ricordato la compianta cantautrice Mia Martini, scomparsa a Cardano al Campo il 12 maggio 1995 in circostanze del tutto misteriose. La Procura di Busto Arsizio aprì un’inchiesta e dispose l’autopsia, il cui referto indicò come causa della morte dell’artista un arresto cardiaco da overdose di cocaina.

Biagio Antonacci e Mia Martini – Foto: Facebook

L’ipotesi di suicidio è stata sempre smentita dalle sorelle, in particolar modo da Loredana e Leda che hanno più volte denunciato di aver visto il corpo di Mimì ricoperto di lividi e che la sua salma sia stata cremata troppo in fretta dopo il decesso, ottemperando alla volontà del padre, l’insegnante di latino e greco nonché preside di liceo Giuseppe Radames Bertè. In diverse interviste la quarta classificata del Festival di Sanremo 2019 con la canzone Cosa vuoi da me ha gettato pesanti ombre sul ruolo del padre nell’intera vicenda.

Biagio Antonacci ha ricordato la compianta Mimì condividendo con i suoi fan sui social uno scatto amarcord con la sorella maggiore di Loredana Bertè.

“Mia Martini è stata una donna eccezionale nella mia vita – ha scritto Antonacci -. Lei venne a Rozzano nella casa di mia madre che ci fece da mangiare una ‘cofanata’ di pasta con il pesce. Poi io mi misi al piano e lì cantai ‘Il fiume dei profumi’ nello studiolo di casa dove dormivo anche. Lei si mise là, umilissima, e disse: ‘Questa canzone la canto io’. Poi ascoltò ‘Liberatemi’ e mi disse che sarebbe stato un successo pazzesco. E infatti accadde. Ma non accadde solo questo. Certe persone – ha continuato – mi dissero allora di non lavorare con lei perché portava sfortuna (e furono tanti in quel periodo) alla fine la presero sui denti perché il disco vendette moltissimo alla faccia di quelli che oggi non fanno più nemmeno i discografici”.

Le maldicenze, cattiverie e le infamie su Mia Martini

Sul finire del 1983 Mia decise di ritirarsi dalle scene musicali, a causa delle dicerie e maldicenze sorte circa dieci anni prima e divenute insistenti proprio nei primi anni Ottanta, che legavano la sua fama ad eventi negativi: “La mia vita era diventata impossibile – dichiarò Mia Martini -. Qualsiasi cosa facessi era destinata a non avere alcun riscontro e tutte le porte mi si chiudevano in faccia. C’era gente che aveva paura di me, che per esempio rifiutava di partecipare a manifestazioni nelle quali avrei dovuto esserci anch’io. Mi ricordo che un manager mi scongiurò di non partecipare a un festival, perché con me nessuna casa discografica avrebbe mandato i propri artisti. Eravamo ormai arrivati all’assurdo, per cui decisi di ritirarmi”.

In un’intervista rilasciata alla rivista Gente nel 1983 al giornalista Gianfranco Moriondo, Mia Martini rivelò: “Tra i primi a dire che porto jella sono stati Patty Pravo e Fred Bongusto. Poi è stata la volta della RAI che ha cominciato a non mettere più in onda le mie canzoni. Quindi i discografici, che rifiutavano le mie canzoni”.

In un’intervista rilasciata a Epoca del 5 marzo 1989, Mia asserì: “La delusione più cocente me la diede Gianni Boncompagni, un amico per l’appunto. Una volta fui ospite a Discoring, lui era il regista. Appena entrai in studio sentii Boncompagni che diceva alla troupe: ragazzi attenti, da adesso può succedere di tutto, salteranno i microfoni, ci sarà un black out”.

Redazione-iGossip