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OMS, la transessualità non è più una malattia mentale

OMS, la transessualità non è più una malattia mentale. Non fa più parte della categoria dei disordini mentali dell’International classification of diseases (Icd). A quasi trent’anni da quando l’omosessualità è stata rimossa dalla enciclopedia delle malattie stilata dall’Organizzazione mondiale della sanità, l’agenzia speciale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la salute ha aggiornato l’elenco, che ora comprende anche la ludopatia come dipendenza vera e propria.

Il nuovo elenco sarà presentato all’Assemblea mondiale della sanità nel maggio 2019, per poi essere adottata dagli Stati membri fino all’entrata in vigore effettiva prevista per gennaio 2022.

“L’incongruenza di genere è stata rimossa dalla categoria dei disordini mentali dell’International Classification of Diseases per essere inserita in un nuovo capitolo delle ‘condizioni di salute sessuale’ – ha spiegato l’Organizzazione Mondiale della Sanità – è ormai chiaro che non si tratti di una malattia mentale e classificarla come tale può causare un’enorme stigmatizzazione per le persone transgender“.

Invece di rimuoverla del tutto dall’Icd, però, è stata spostata nel capitolo delle ‘condizioni di salute sessuale’. Perché? “Per garantire l’accesso agli adeguati trattamenti sanitari che le persone transgender possono richiedere (come le cure ormonali inerenti al percorso di cambio di sesso) – ha asserito Lale Lay, coordinatrice del team che gestisce le problematiche di adolescenti e popolazioni a rischio – L’obiettivo è quello di“portare ad una migliore accettazione sociale degli individui e, di conseguenza, migliorare l’accesso alle cure, perché riduce la disapprovazione sociale”.

Esultano le associazioni e i movimenti lgbtqi di tutto il mondo. In Italia l’ex deputata transgender di Rifondazione comunista Vladimir Luxuria ha dichiarato: “È un segnale positivo che fa capire che chi è a disagio con il proprio corpo anagrafico e lo modifica per armonizzarlo alla sua mente non è un disturbato ma una persona che ha diritto a pari opportunità affettive e lavorative”.

Arcigay ha invocato una necessaria revisione dell’attuale normativa italiana, per una semplificazione delle procedure ed il rispetto del principio di autodeterminazione della persona. Il segretario nazionale di Arcigay Gabriele Piazzoni ha affermato: “Da oggi chiunque dovrà adeguarsi alla verità scientifica: la transessualità non è una malattia ma una possibilità, libera e legittima, come abbiamo sempre sostenuto”.