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PD in crisi, è fuggi fuggi generale: l’addio di Piero Martino

PD in crisi profonda. Crolla nei sondaggi ed è fuggi fuggi generale dal partito guidato dall’ex presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi. L’ultimo addio è del giornalista e portavoce di Dario Franceschini, Piero Martino. Qualche settimana fa la cugina dell’ex premier, Elisa Simoni, ha lasciato il Partito Democratico per transitare nel Movimento Democratico e Progressista (MDP) di Pierluigi Bersani. Renzi continua ad attaccare diversi esponenti del suo partito che non la pensano come lui. L’ex premier Enrico Letta ha dichiarato che ormai Matteo Renzi rappresenta un caso psicoanalitico. Piero Martino ha spiegato la ragioni del suo addio al partito durante un’intervista rilasciata all’HuffingtonPost.

Piero Martino – Foto: Twitter

Il giornalista e portavoce di Dario Franceschini ha spiegato che l’aria in casa PD è davvero irrespirabile e non ci sono più margini per fare politica. La colpa è dell’ex premier Matteo Renzi.

Ha rivelato che Franceschini ha compreso il suo disagio politico, anche se ha tentato di trattenerlo spiegandogli alcune cose: “Poi mi ha guardato negli occhi, ha riconosciuto la mia determinazione e mi ha lasciato andare come si fa tra due amici e rimarremo per sempre tali anche perché io sono sicuro che ci ritroveremo presto sullo stesso treno”.

Il responsabile della debacle e del fuggi fuggi generale dal PD è proprio Renzi: “Ho nostalgia di vedere un segretario che parla con tutti – ha detto Martino all’Huffington Post – per tentare di convincerli. Vedi, quando si verifica una scissione, il primo colpevole è proprio chi guida il partito, che dovrebbe fare di tutto per evitarla”.

La sua scelta è maturata dopo l’ultima direzione, durante la quale il segretario in sostanza ha detto: chi non è d’accordo con me, se ne vada. “È evidente non ci sono più i margini per fare politica dentro il PD di Renzi – ha asserito – perché sta diventando, o è già diventato, una cosa diversa rispetto a quando è nato. Vedo citare a sproposito il Lingotto, ma quell’impostazione non c’entra nulla con l’oggi”.

Si è iscritto al MDP e smonta sul nascere possibili paragoni tra il neo presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron e l’ex premier italiano: “Macron ha vinto in Francia perché ha rappresentato una novità, il nostro ha fatto tre anni il premier e il segretario del Pd e ha già perso. E ora che fa? Si ripresenta dicendo: Il nuovo sono io, ritorniamo a mille giorni fa. Più che un processo politico serio vedo l’intento di scrollarsi di dosso quello che non serve, dai dirigenti con la spina dorsale ai tanti che hanno lavorato alla vita del PD”.