Perché i videogiocatori professionisti sono tra le occupazioni più pagate oggi?

Il mondo dei videogiochi è diventato adulto in fretta. Dopo una fase dove chi giocava era considerato un “nerd” – e probabilmente, un po’ lo era – siamo arrivati alla situazione dove essere un e-player non è solo normale, ma spesso è invidiato, dato che un giocatore professionista di e-sport può guadagnare da qualche migliaio a qualche milione di euro l’anno!

Il mondo dei videogiochi

Ammettiamolo, i giochi sono una gran fonte di divertimento. E ce ne sono di tantissimi tipi, così come ci sono miriadi di giocatori diversi.

C’è chi ama quelli di investigazione come L.A. Noire, dove lo scopo è di risolvere misteri. C’è chi visita i casinò online e si diverte con il gioco della roulette o del poker. C’è chi ama immergersi nelle riedizioni dei classici arcade come SuperMario Bros. E chi preferisce giocare a giochi come Destiny dove team internazionali si battono l’uno contro l’altro in tornei all’ultimo sangue.

Per la gloria, sicuramente. Ma oggi, anche per altre motivazioni!

Dagli high-score sugli arcade ai primi tornei

I meno giovani di noi si ricorderanno che nelle sale giochi con gli arcade, l’obiettivo quello di stabilire l’high score, potendo così inserire la propria sigla all’interno del gioco – un risultato che tutti potevano vedere, e tentare di battere.

Da questi tornei “solitari”, il primo vero torneo di videogiochi di cui si ha notizia risale al 1972. Si trattava di un torneo di Spacewar, organizzato all’Università di Stanford in USA, con un premio: l’abbonamento per un anno alla rivista Rolling Stone.

Dai 20 partecipanti di questo primo evento, gli e-sport sono cresciuti in fretta: già nel 1980 la Atari organizzava tornei di Space Invaders a cui partecipavano oltre 10,000 persone.

Le competizioni sponsorizzate globali

Durante gli anni Novanta gli e-sport sono diventati quello che sono oggi. Grazie alle prime competizioni sponsorizzate trasmesse in TV, la notorietà del settore è aumentata a dismisura, e allo stesso modo, sono cresciuti i budget che le aziende destinavano a queste vere e proprie olimpiadi del gioco, arrivando a toccare i milioni di dollari.

Questo ha portato alla fondazione delle prime squadre professionistiche e ai campionati nazionali e mondiali per i titoli più popolari.

L’evoluzione tecnologica ha fatto il resto. Oggi i giochi sono spesso multigiocatore, e quindi l’interazione attraverso internet, anche tra paesi e continenti diversi, ha permesso di creare una vera e propria rete ludica globale.

Nel 2014, uno dei creatori di World of warcraft, Rob Pardo, ha avanzato la proposta di trasformare gli e-sport una disciplina olimpica, e il Comitato Olimpico sta seriamente prendendo in esame l’idea: la decisione è attesa dopo i prossimi giochi olimpici di Tokyo.

Quindi, quanto valgono gli e-sport?

Davvero molto. Deloitte, la società di consulenza internazionale, ha calcolato che nel 2015 il mondo degli e-sport valeva 500 milioni di dollari e circa 150 milioni di spettatori al mondo.

Questo risultato secondo una ricerca condotta da Newzoo dovrebbe essere ormai triplicato nel 2020. Insomma, è un ambiente che permette grandi soddisfazioni per i pro e-player.

Un esempio pratico? Il tedesco Kuro Takhasomi, in arte KuroKy, che nel 2017 ha vinto oltre tre milioni di Euro giocando a Dota2.