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Salma Hayek contro Harvey Weinstein: “È stato anche il mio mostro”

Salma Hayek si è scagliata contro il potente e ricco produttore cinematografico hollywoodiano Harvey Weinstein dalle pagine del New York Times. La 51enne attrice e modella messicana naturalizzata statunitense, nominata all’Oscar alla miglior attrice per Frida nel 2003, ha rivelato che le donne stanno parlando perché ora lo possono fare.

Salma Hayek – Foto: Facebook

Harvey Weinstein era un cinefilo appassionato, un uomo che amava il rischio, un talento del cinema, un padre amorevole e un mostro. Per anni è stato il mio mostro – ha scritto Salma – In autunno i giornalisti, su consiglio della mia cara amica Ashley Judd, mi hanno chiesto più volte di parlare, di raccontare un episodio della mia vita con il quale, nonostante il dolore che mi ha provocato, ero convinta di aver fatto pace. Mi ero fatta il lavaggio del cervello pensando che fosse roba passata, l’importante era che fossi sopravvissuta. Non parlavo nascondendomi dietro alla scusa che fosse già abbastanza quello che in tanti avevano rivelato del mio mostro. Pensavo che la mia voce non fosse importante, che non avrebbe fatto la differenza”.

La star del cinema internazionale ha ricordato quei momenti in cui lei disse più volte no a Weinstein nel periodo della produzione di Frida.

La moglie dell’imprenditore francese Francois-Henri Pinault ha scritto: “Lui mi chiese anche di firmare un accordi in base al quale avrei realizzato alcuni altri film con Miramax, e pensai che questo avrebbe rafforzato il mio status. Non mi interessavano i soldi, ero solo felice di lavorare con lui e la sua compagnia e nella mia ingenuità pensavo che i miei sogni si stessero realizzando. Mi aveva dato un’opportunità – ha proseguito Salma Hayek -, mi aveva detto sì. Di lì a breve avrei capito che era venuto il momento di dire no: non aprirgli la porta a qualsiasi ora della notte, hotel dopo hotel, location dopo location, quando si presentava a sorpresa, incluse location in cui stavo girando film con cui non c’entrava niente. Rispondere no alla richiesta di farsi una doccia con lui, di guardarmi mentre mi facevo la doccia, di farmi un massaggio, di lasciare che un suo amico nudo mi facesse un massaggio, di fare sesso orale, di vedermi nuda con un’altra donna”.

Non riuscendo a ottenere quel che voleva, Weinstein si vendicò sul progetto di Salma Hayek durante tutta la lavorazione del film. “Passava da momenti in cui mi sussurrava parole dolci all’orecchio – ha raccontato la star – alle grida con cui mi minacciava che mi avrebbe uccisa, ‘non credere che non sia capace di farlo’, diceva”. Le disse che avrebbe affidato il ruolo a un’altra attrice. Hayek fece ricorso agli avvocati. Lui passò alla controffensiva obbligandola a riscrivere la sceneggiatura gratuitamente, cercare 10 milioni di dollari per finanziare il film, presentare una lista di registi di prestigio, trovare attori famosi per i ruoli minori. Hayek fu aiutata “da un esercito di angeli che vennero in mio soccorso, come Edward Norton che riscrisse tutto e non volle alcun credito, e l’amica Margaret Perenchio, produttrice della prima ora, che trovò i soldi. Julye Taymor accettò di dirigere il film, altri amici accettarono i ruoli minori: Antonio Banderas, lo stesso Norton, Ashley Judd, Geofrey Rush. “Weinstein ora era costretto a fare quel film che non avrebbe voluto fare”.

Salma Hayek ha poi rivolto un monito a tutti coloro che attaccano e critiche le vittime di Weinstein: “Finché non ci sarà parità di trattamento nell’industria cinematografica, la nostra comunità continuerà a essere terreno fertile per i predatori. E sono grata a tutti coloro che stanno prestando attenzione alle nostre esperienze. Spero che la mia testimonianza serva a spiegare perché è così difficile e perché tante di noi hanno aspettato così a lungo”.